domenica 13 aprile 2008
Ritorno in Italia con sorpresa
In sintesi non abbiamo con noi i voucher turistici (e che diavolo sono) quindi, no voucher ... no Italia.
Aram era frastornato, non sapeva più cosa dire se non farmi capire che la cosa dovevamo risolverla con qualche operazione finanziaria "sottobanco".
Sta di fatto che il poliziotto ordina ad Anto di allontanarsi dall'ufficio, con me ed Aram pronti alla trattativa. Vogliamo pagare la multa? Sono 5000 Rubli a persona. Vogliamo risolvere la questione tra amici? 2000 Rubli in totale, puntualmente fatti scivolare tra i fascicoli.
Che strana coincidenza: gli chiedo se gentilmente mi può fare la fotocopia di questo fantomatico voucher turistico ma, mannaggia, la fotocopiatrice quest'oggi ha smesso di funzionare.... Va beh, piuttosto che rischiare ...
A proposito di rischio, un commento sull'aereo della linea Aeroflot che ci porta a Mosca: è un Tupolev 120 con tanto di tappezzeria damascata stile anni '50. A buon intenditor ....
Finalmente siamo a casa, ore 22:30, dopo quasi 24 ore di viaggio (e si, sono +2hr rispetto all'Italia). Malgrado questi disguidi siamo grati alla Russia per quello che ci sta offrendo e speriamo di ritornare molto presto
sabato 12 aprile 2008
Da svidanija Eugeniy ...


Dopo una colazione facilmente dimenticabile (come per tutte le altre mattine), ci dedichiamo allo shopping. Arriviamo in un negozio di giocattoli nella periferia di Stavropol che è impossibile riconoscere dall’esterno. In pratica sono delle stanze collegate da un unico corridoio, ed ogni stanza è un negozio differente dall’altro: libreria, souvenir, giocattoli e vestiti per i bimbi. Si, l’intenzione era di comprare qualche abitino per Eugeniy, dal momento che gli acquisti fatti in Italia per un bimbo di 7 anni non sono stati molto azzeccati. Difatti Eugeniy è un bimbo di 7 anni solo per l’anagrafe. E’ esile, minuto, con delle gambine che ti domandi come possa stare in piedi…. Tanté che chiediamo un completo, un coordinato, qualcosa che avesse un minimo di senso estetico… NULLA. In Russia non si usa comprare coordinati,né completini. E quindi? Quindi per rispetto verso la proprietaria compriamo canottiera e mutande prodotte in Turchia all’incredibile cifra di 4 Euro (già convertiti dai rubli). Proseguiamo con matriosca, qualche CD di musica caucasica (in Russia non esiste il diritto d’autore, un CD costa non più di 6-7 Euro) per finire, guarda a caso, alla Benetton un chiaro segnale della global economy nel bel mezzo della steppa russa, con tanto di prezzi sui livelli italiani. Ma insomma, com’è possibile che si possa spendere 52 Euro per felpa+pantaloni quando Edo si rifiuta di parcheggiare la macchina in un parcheggio a pagamento per 70 Rubli (1.8 Euro) perché, dice lui, è una cifra astronomica ?
Pranziamo in un centro commerciale e poi facciamo visita in un museo della storia militare dei cosacchi giusto per attendere l’apertura di un negozio di antiquariato che, alla fine, di antiquario aveva ben poco.
Sono le 14:00 è ora di andare a trovare il piccolo. E’ difficile spiegare le sensazioni che abbiamo nel viaggiare verso l’istituto: sarà la strada di campagna, la povertà delle case, le mura dell’istituto, o forse la tensione dell’attesa. Sta di fatto che Eugeniy ci accoglie con la faccia mogia mogia, come a volerci far capire che sta già soffrendo la lontananza dei prossimi 2-3 mesi. Eh si, la legge russa è diabolica: dobbiamo fare altri 2 viaggi e, se tutto andrà bene, l’iter burocratico terminerà verso Luglio / Agosto !!!
Per fortuna che la sua espressione cambia non appena vede la Jeep che gli abbiamo regalato. E’ molto contento ma non vuole darlo a vedere. Sembra quasi intimorito dai ragazzi più grandi che sono lì seduti sul divano mentre noi giochiamo con le macchinine. Avvertiamo che Eugeniy non è tranquillo, continua a girarsi verso di loro quasi a volersi scusare che di li a poco lascerà il “gruppo” per una nuova vita in Italia. Capendo la situazione, decidiamo di uscire per giocare sulla macchina di Edo, con il fido Aram che ci segue come un’ombra, dispensando continuamente la sua erudizione in fatto di lingua armena, turca, russa, italiana, inglese ed un poco di spagnolo. Aram è semplicemente un GRANDE !!! ed è un peccato sapere che vive in una casa di 43mq con i suoi due figli. Se vivesse in Italia, con le sue capacità intellettuali e culturali, potrebbe avere una carriera professionale di tutto rispetto ma …
Eugeniy è un bimbo che si appassiona a tutto: chiede cos’è l’auricolare bluetooth, smanetta con i pulsanti, con le leve, vuole che si vada a fare un giro in macchina. Insomma, è un bambino veramente curioso ma con una sensibilità incredibile, unica. Gli faccio vedere il mio portafoglio e quando indico la foto di Anto lui mi risponde… “mama”!!!
Si torna in Istituto, vuole stare con il “gruppo” perché è solidale con i suoi amici, non vuole mostrare agli altri che lui è il più fortunato. Invita tutti i bambini a giocare con la jeep, insieme a noi due, mentre i più piccoli vengono da noi per giocare con il lego, o semplicemente catturare la nostra attenzione. Ti si chiude il cuore a vedere questi bambini (in tutto sono 43 tra maschi e femmine dai 2 ai 16 anni), che stanno li, muti, alcuni con il broncio altri così affettuosi perché sperano che li porteremo via con loro. Ma la cosa che più intristisce è vedere quei ragazzi/e di 15, 16 anni senza futuro. Chi li vuole? Chi vuole adottare un ragazzo di questa età? Diventeranno maggiorenni, usciranno dall’istituto e poi….. ?
E’ ora di andare, con molto tatto spieghiamo a Eugeniy che ci rivedremo tra qualche mese e lui, come prevedibile, si chiude in sé stesso: abbassa lo sguardo, braccia a penzoloni e non dice più una parola. Aram lo esorta in Russo dicendogli: “presto andrai in Italia, sei contento?” e lui con voce soffocata, quasi a monosillabi risponde “da” (si).
Con stupore nostro vediamo che ci accompagna alla porta d’uscita prendendoci nel tragitto, arrivato all’ingresso si ferma ed ancora una volta gli chiediamo, in italiano, se vorrà venire in ITALIA con noi, ancora una volta ci sentiamo rispondere un fantastico “DA”. Infine lo salutiamo e senza nulla chiedergli si avvicina alla guancia e ci dà un bacino….il primo. Eugeniy non ama troppe smancerie, i baci li ha sempre tolti con la mano, quindi il suo gesto ci riempie il cuore di gioia. Mentre lo vediamo allontanarsi nel corridoio per raggiungere gli altri bimbi, si gira ancora una volta verso di noi e questo sguardo ci accompagnerà per i mesi che ci separeranno dal prossimo incontro.
Siamo felici di aver conosciuto questo piccolino, in tre giorni abbiamo cercato di capire molto di lui, sicuramente ha un carattere ben strutturato, è molto indipendente perché così gli viene insegnato in istituto tanté che rifiuta l’aiuto quando si infila il giubbottino dicendo “faccio da me”; ama la presenza degli amici e, forse, teme anche il loro giudizio. La sua sensibilità la si legge nei suoi occhietti, ha sofferto parecchio e di questo sembra consapevole. Lo lasciamo consegnandogli una nostra foto che lui ripone nel cassetto del suo comodino con la speranza che mai e poi mai pensi che non torneremo a prenderlo!!!
venerdì 11 aprile 2008
Una splendida giornata ....


Colazione alle 10:00 e poi diritti all’ufficio del notaio per le pratiche. Come al solito Aram arriva a piedi (non ha la patente) anzi, di corsa, con un fiatone quasi da infarto. Ma lui, non curante del disagio fisico, inizia subito a tradurre in italiano i documenti scritti in cirillico per il consenso all’adozione. Il quartiere business di Stavropol è molto simile ad un distretto finanziario di qualsiasi città europea. L’unica eccezione è che a fianco di Porsche e Corvette troviamo Lada e Zastava. La cosa che colpisce è che uno stipendio medio mensile è di circa 300 Euro (circa 10.000 Rubli) ma i negozi a standard europeo non mancano. Aram ci spiega quanta nostalgia gran parte dei russi hanno per la vecchia Unione Sovietica, a parte quel 5% della popolazione definita “milionaria”, risiedente in buona parte nell’area Nord Caucasica, dove noi siamo. Ovviamente il notaio si fa attendere e noi, da buoni milanesi, cerchiamo di ottimizzare il tempo andando in banca per cambiar denaro. E qui iniziano le comiche: ci chiedono dati anagrafici, comune di nascita, residenza, ecc… e non contenti ci rifiutano gran parte degli Euro perché segnati con una penna o leggermente rotti. Mah!
Finalmente parliamo con il notaio, persona giovane e cordiale che parla un po’ di italiano. Non appena Fabio capisce che è interessato alla tecnologia e che parla spagnolo (molti russi stanno comprando terreni nelle isole baleari) da bravo “lecchino” inizia il suo show. Beh, sta di fatto che domani siamo invitati a cena dal notaio con la moglie !!!!
Dopo una veloce attesa (2 ore) per una entrecote in un ristorante di viale Carl Marx con sottofondo di musica italiana (Ricchi e Poveri, Pupo, Eros Ramazzotti, Albano, Celentano per finire con l’evergreen Toto Cutugno) ci dirigiamo verso l’orfanotrofio. Una delle istitutrici ci dice che Eugeniy si era informato di quando saremmo arrivati, e già questo ci ha fatto sciogliere in brodo di giuggiole. E’ inutile negarlo, è come se negli ultimi due giorni ci avessero scaraventati dentro la centrifuga di una lavatrice, senza capire cosa ci stava succedendo. Ma oggi, beh oggi è stato come vedere sbocciare un fiore. Eugeniy si è aperto a noi, partecipava, ci cercava. Il timore di ieri di un bambino privo di interesse nel giocare si è dimostrato privo di fondamento. Insieme agli altri bambini abbiamo inscenato una minipartita a pallone, tra grandi e piccini (incluso Aram con la sua valigetta che sembra incollata in mano). Poi tutti dentro la Lada di Edo dove Eugeniy ha voluto emulare Schumi alla guida di questa portentosa macchina (poi con più calma vi spiegheremo le taroccate di Edo alla macchina).
Oggi abbiamo capito qualcosa in più di Eugeniy: a differenza di altri bimbi che fin da subito tentavano di attirare la nostra attenzione sorridendoci, lui si è sempre dimostrato disinteressato fino a farsi scoprire oggi in tutta la sua vivacità, cercandoci e giocando con noi. Oggi si è pure rivolto a Fabio chiamandolo “pà” (forse attirato dalla sua predisposizione verso la tecnologia). Non stiamo a descrivere quanto Fabio sia stato sorpreso da questo senza ovviamente far trasparire la minima emozione !
Oggi abbiamo anche saputo che 3 mesi fa il fratellino minore di Eugeniy è stato adottato da una coppia russa e anche lui sperava di essere portato via con loro, ma cio’ non è avvenuto e da quel momento si è molto chiuso, si è intristito per il trauma subito. Tutto cio’ spiega la sua diffidenza e timidezza, forse paura di essere nuovamente illuso e tradito. Noi no Eugeniy, non vediamo l’ora di portarti a casa nostra per farti diventare il nostro bimbo a tutti gli effetti perché in te vediamo tante potenzialita’ e tanto bisogno di amore, non vediamo l’ora di diventare la tua mamma ed il tuo papà.
La giornata all’istituto si è conclusa con una bella partita a ping pong con i ragazzi piu’ grandi e con Aram (da una parte la racchetta e dall’altra la valigetta) e con tutti i ragazzi che ci salutavano con un sonoro “ a domani”. Da zàvtra !
giovedì 10 aprile 2008
Ogni incontro una nuova avventura

Stamattina siamo partiti dall’hotel alle 9.30 per raggiungere l’istituto. Arrivati sul posto, Eugeniy ci ha accolti scendendo dalle scale con il suo solito mezzo sorrisetto ma, arrivato vicino a noi, ha abbassato il visino facendosi pervadere dalla sua immensa timidezza. Durante il colloquio con la direttrice, una bella donna bionda, Eugeniy è rimasto con noi e si è lasciato vestire con gli abitini portati dall’Italia. Inu
tile dire che la misura era al quanto larga, ma nonostante cio’ se li è tenuti. Con lui abbiamo fatto un giretto nel giardino dell’istituto e poi siamo tornati all’interno perché il piccolo lamentava un po’ di stanchezza (o forse voglia di stare con gli altri bimbi). Di lui abbiamo capito che è fortemente interessato verso le cose tecnologiche (in due minuti avrà scattato 30 foto) gli piace stare con gli altri bimbi anche se fra di loro non c’è un grosso dialogo. Purtroppo non andando a scuola non è costretto a fare quella mezz’oretta di passeggiata al giorno che gli altri fanno, per cui sta ben poco all’aria aperta, gli piace il cioccolato e ha buon cuore perché lo offre senza esitazione anche ai suoi amici. Due cose ci hanno meravigliato di lui oggi, sia quando, con una botta di personalità ha detto ad un amico di non toccare la sua gru (giochino regalato da noi il giorno precedente) dato che non gli aveva dato il permesso; ed inoltre quando ha cercato di ripetere delle parole in italiano, segno esplicito del suo tentativo di avvicinarsi a noi… nonostante, per ora, non abbia dispensato nessun bacino… ma per questo ci sarà tempo. La giornata con lui si è conclusa con un suo “da svidanija”, noi abbiamo risposto “a domani” e lui con la sua flebile vocina “a domani”. Inutile dire che le ore successive della giornata le abbiamo trascorse parlando di lui e dei suoi comportamenti aspettando un nuovo giorno ed altri momenti da trascorrere con lui. Abbiamo pensato di mettere una foto dell’istituto per renderlo più familiare, sebbene ogni volta che arriviamo nelle vicinanze sale sempre un groppo alla gola. Passando a cose più amene, questo pomeriggio abbiamo fatto una visita della città, con i suoi contrasti: una piazza stile soviet con al centro una statua immensa di Lenin e, di fianco, un mega centro commerciale con tanto di pista da pattinaggio sul ghiaccio. Questa sera abbiamo deciso di cenare in hotel con piatti tipici caucasici. Tra una canzone di Pupo ed un cantante russo (veramente triste) abbiamo aspettato ben 3 ore per mangiare una cotoletta di pollo !!!
mercoledì 9 aprile 2008
Il nostro primo incontro



Dopo solo 3 ore di sonno ci alziamo per prepararci al grande evento. In mattinata trascorriamo le ore dell’attesa passeggiando per le strade di questa città, fra i colori del mercato e un andirivieni di persone di qualsiasi etnia. Sembra di essere tornati a qualche decennio fa. Alle 13:15 Aram ci aspetta per andare a pranzare nell’unico ristorante italiano, la Veranda, dove consumiamo una pizza in attesa della telefonata dal ministero dell’educazione per ottenere il nulla osta per visitare l’istituto. Purtroppo la referente del ministero non ci potrà accogliere quest’oggi ma ci consegna il documento che ci permetterà di vedere Eugeniy.
Sono le 15:00 e siamo pronti per partire. Edoardo (all’anagrafe Schumi) è fuori che ci aspetta e l’istituto si trova appena fuori la città, raggiungibile solamente da uno sterrato pieno di dossi e buche. Finalmente ci siamo, l’istituto ha un aspetto decoroso malgrado si evinca l’incuria della manutenzione esterna. Dentro ci sono dei bambini che stanno giocando, altri che leggono e tutti che ci guardano con grande curiosità. Purtroppo veniamo a sapere che nemmeno la direttrice potrà accoglierci ma sembra che tutto sia pronto per l’incontro con Eugeniy.
Senza nemmeno accorgercene arriva in mezzo a noi per mano ad una assistente sociale. L’impatto è forte: non alza lo sguardo, è immobile, non riusciamo a capire cosa gli stia succedendo. Ma perché non ci guarda? Non parla? Non si muove? Ci guardiamo per capire come mai, cosa diavolo sta succedendo, come dobbiamo comportarci….
L’assistente decide di portarci al primo piano e, seduti su un divano, gli diamo il regalo che abbiamo portato per lui dall’Italia. Finalmente si è rotto il ghiaccio, un po’ alla volta decide di mostrarsi ai nostri occhi, è presente, avvertiamo la sua reazione. Gioca con le gru, sembra molto interessato alla macchina fotografica che gli abbiamo mostrato. Anzi, inizia a chiederci come funziona perché da li a poco farà un reportage fotografico di tutto: tappezzeria, quadri, pareti, interruttori della luce.
E’ incredibile vederlo giocare con noi, quando solo qualche minuto prima pareva rifiutarci. Ci sorride, un sorriso però triste, sofferente di chi ha da recriminare parecchio dalla vita. E difatti un po’ alla volta veniamo informati del suo passato: ha 4 fratelli tutti adottati da famiglie russe, è in orfanotrofio dal Giugno 2007 e da allora non ha più ricevuto visite dai familiari … è solo ed abbandonato. E’ difficile riuscire a mantenere la lucidità in questi momenti: Eugeniy ci è sembrato molto più piccolo di un bambino della sua età ma le espressioni del suo volto sono cariche di sofferenza ma anche di speranza. La speranza che abbiamo anche noi di essere all’altezza della situazione, di riuscire a donargli gioia ed amore.
Siamo arrivati...
E’ arrivato il giorno della partenza. A Linate di buon mattino, insieme agli abitudinari dei voli che sembrano parlare la stessa lingua: mandami una email, il bilancio non è stato ancora approvato, dobbiamo fare teamwork per raggiungere il nostro market share e via dicendo. Noi, belli tranquilli ci incamminiamo verso l’aereo che ci porta a Roma per poi raggiungere Mosca. Arrivati sul suolo russo l’impatto è alquanto differente: tra qualche telefonino di ultima generazione e tante valigie legate con nastro e corda riusciamo a raggiungere con molta difficoltà la fermata per il bus 817 che dovrebbe portarci al terminal 1.Difficoltà perché tutti i taxisti ti fermano per offrirti un passaggio al terminal (15 min massimo) alla modica cifra di 40-50 Euro (il passaggio in bus ci è costato 100 Rubli = 3 Euro). Poche persone parlano inglese: tra alfabeto cirillico e il linguaggio del “fai da te” riusciamo finalmente ad arrivare al Terminal 1. Dopo lunghe ore di attesa e circa 2 ore di volo arriviamo finalmente a Rostov sul Don. Lì ci aspetta Svetlana Millanova, la nostra referente che ci annuncia l’imminente arrivo di Aram, l’altro referente di SOS Bambino.
Con grande sorpresa scopriamo che non dormiremo a Rostov ma direttamente a Stavropol. Cosa c’è di sorprendente? E’ mezzanotte e Stavropol è lontana circa 500 Km !!! Eccoli arrivano, Aram ed Edoardo suo cugino a bordo di una macchina simile alle vecchie Fiat di qualche decennio fa. Carichiamo i bagagli e partiamo a tutto gas. Aram è di origini armene e subito entriamo in confidenza parlandogli del nostro amico armeno che, guarda a caso, si chiama Aram. Un po’ con il timore di affrettare i tempi ma con la curiosità di sapere qualcosa di Eugeniy, iniziamo a fargli delle domande: è un bambino di 8 anni ed è in orfanotrofio dal mese di Giugno 2007, tutto qui nient’altro.
E’ un turbinio di emozioni e pensieri: cosa è successo? com’è possibile che sia stato reso adottabile in così poco tempo? … che fortuna, non ha sofferto per anni la vita nell’orfanotrofio. Domani, ci spiega Aram, dovremo andare ad un colloquio con la responsabile del ministero dell’educazione e poi… poi andremo ad incontrare Egeniy ;-)))
Nel frattempo il viaggio, forse è meglio chiamare avventura (o safari), prosegue con Edoardo al volante, anzi sarebbe meglio chiamarlo Edoardo volante. Le strade sono allucinanti: le nostre autostrade al confronto sono dei tavoli da biliardo. Intorno a noi c’è il buio, il niente, qualche distributore dove facciamo benzina e beviamo il caffè in una specie di punto di ristorazione (più simile alla cucina di una casa). Dormire? Praticamente impossibile: in ogni momento trovi dossi, strada dissestata, in macchina sembra di essere su un tooboga la nebbia impedisce la visibilita’ ma la velocita’ media è sempre di 150 km orari. L’avventura finisce alle 5:30 del mattino con l’arrivo all’hotel Intourist (sani e salvi) in centro vicino al viale Lenin e via Carl Marx.
Durante la giornata i pensieri si susseguono, ovviamente teniamo la foto di Eugeniy con noi e basta aprire la cerniera dello zaino che i suoi occhietti ci confortano …..inutile dire che prima di addormentarci il pensiero corre a lui e le tre ore di sonno ci accompagneranno alla giornata di mercoledi’ piu’ ricca di emozioni.