domenica 7 dicembre 2008
La Storia siamo noi
Vi ringraziamo di cuore per le bellissime parole che avete scritto, un vero conforto nei momenti di solitudine e di difficoltà che inevitabilmente abbiamo vissuto. Il nostro augurio è che l’esperienza che avete condiviso attraverso i nostri racconti possa diventare un’utile testimonianza per tutte le coppie che decideranno di affrontare questa meravigliosa avventura che è l’adozione di bambini.
Quest’oggi si chiude il sipario anche del nostro blog.
Continueremo in privato a scrivere gli episodi più interessanti della vita di nostro figlio, con l’augurio che un giorno possa rivivere le emozioni che abbiamo provato fin dal primo giorno del nostro incontro. L’ultimo pensiero va a loro: Vova, Denis, Joric, Sacha, Maxim, Tania, Andreas e a tutti gli altri bambini di cui non ricordiamo i nomi. Si dice che se più persone sognano la stessa cosa, questo diventerà realtà. Il nostro sogno è vedere che il sipario si alzi anche per loro, si accendano le luci della ribalta ed entrino in scena i protagonisti: gli Angeli di Stavropol.
"La vita ha questo di strano, che se non vuoi accettare nient'altro che il meglio, molto spesso riesci a procurartelo”.
Questo video è dedicato a voi, Angeli di Stavropol
sabato 6 dicembre 2008
Finalmente a casa ;-)

Eugeny ha trascorso la notte molto agitato. Continuava a chiamare “Papa”, poi uno di noi lo coccolava e dopo un quarto d’ora riprendeva a chiamare. Finalmente, con le prime luci della mattina gli abbiamo concesso di dormire un pò con noi nel lettone. Dopo colazione, abbiamo portato le valigie alla reception ed abbiamo trascorso la mattinata al mercato di prodotti artigianali che si trova vicino al Gorky Park.
Per entrare al mercato si pagano 10 rubli a testa, ma ne vale certamente la pena perché i prodotti offerti in certe bancarelle sono veramente belli e pregiati. Oltre all’artigianato del posto, sono molte le bancarelle con cimeli militari ed altro genere di antiquariato. Ripresa la metropolitana, torniamo al centro commerciale vicino all’albergo per pranzare e poi attendiamo l’autista che ci venga a prendere per portarci in aeroporto. Per tutta la mattina Eugeny fa il gesto dell’aereo allargando le braccia e noi lo incitiamo con tifo da stadio dicendo “Italia, Italia” e lui ci fa il verso.
Alle 17,30 ora locale prendiamo l’aereo per Vienna. Eugeny è proprio bravo. Anche in aereo anche se ha sempre bisogno di attenzioni. La hostess gli permette di andare con il papà nella cabina pilotaggio, ma lui si intimidisce e non dice una parola al pilota, comunque manifesta tutto il suo compiacimento sorridendo “sotto i baffi”. Anche le due ore di attesa a Vienna, in aeroporto, trascorrono senza che il piccolo si lamenti molto. Sull’aereo per Vienna Eugeny, si distrae con i trasferelli, i pastelli ed altri giochini che la hostess gli regala.
Atterrati, l’emozione cresce, tanto che Eugeny, ha talmente tanta adrenalina che vuole trascinare una valigia, ma mentre la trascina saltella e finisce fra le gambe del papà provocandogli un bel ruzzolone. La polizia dice che non serve espletare nessuna pratica, ma che ci penserà la Questura quindi raggiungiamo l’uscita dove ci aspetta il parentado e non solo.
Le porte si aprono e, appena Eugeny appare ecco un fragore di battiti di mani ed urla. Fra le lacrime di commozione salutiamo le dolcissime nonna Rita e nonna Anna, gli eccitati nonno Pinuccio e nonno Mario, zia Laura già in lacrime con il cartellone di benvenuto scritto in cirillico, la mitica, immancabile Pinuccia e i graditissimi amici Rosanna e Massimo con Stefania. Lui, Eugeny, sorride e si compiace per un tale benvenuto ma non dice una parola. Quando però vede il furgone dell’oratorio, prestato per l’occasione, fa sentire la sua vocina chiedendo se è la macchina del papà. Arrivati a casa, con il giardino illuminato a Natale ed i palloncini appesi, sia fuori che dentro, non sa più come trattenere l’entusiasmo.
Entriamo tutti in casa per assaporare gli stessi suoi momenti di meraviglia e quando, sbarrando gli occhi, vede la sua cameretta col computer la gioia arriva alle stelle. Salutati tutti, è difficile indurlo a lavarsi i dentini e mettersi il pigiamino ma la stanchezza è talmente tanta che, una volta nel letto, ed assicuratosi che la porta non venga chiusa, si addormenta nel suo nuovo lettino della sua nuova casa, attorniato dall’Amore dei suoi nuovi genitori e parenti. E questa non è la fine, ma solo un NUOVO inizio!
venerdì 5 dicembre 2008
Semaforo verde dall'ambasciata


Stamattina decidiamo di attendere che Eugeny si svegli da solo sopraffatto dai nostri rumori (intenzionali) e dalla luce proveniente dalle tende che opportunamente apriamo. E così pare un po’ più di buon umore. Dopo la colazione usciamo per dirigerci ancora verso il centro. Stamattina l’intenzione è quella di visitare il Cremlino. Stiamo per acquistare il biglietto quando suona il telefono. E’ Giulia che ci dice che ha ritirato tutti i documenti dall’Ambasciata e che tutto è ok per il rientro, ma ce li deve consegnare alle 14 in hotel. La visita al Cremlino quindi è limitata all’area esterna. Acquistiamo dunque il biglietto che ci permette di visitare l’interno delle mura della Fortezza, ma non entriamo in nessun edificio. Lo spettacolo è comunque bello e ci riserviamo di approfondire la visita in un futuro viaggio. Consumiamo il pranzo nel centro commerciale e poi, ormai esperti, prendiamo la metropolitana per il ritorno in albergo.
Qui, nella hall, troviamo Giulia che ci spiega tutto ciò che dovremo presentare alla dogana in Italia. Nel frattempo facciamo la conoscenza di un altro papà che rientra, con moglie e figli adottivi al seguito, dalla Siberia. Dopo i saluti a Giulia, andiamo in camera per dare la possibilità ad Eugeny di riposare un po’. Nel frattempo l’eccitazione per il viaggio di domani sale ed Eugeny pare felice ed impaziente delle novità. Lo dimostra saltellando e cantando. In camera gli concediamo di vedere, dal palmare, le immagini girate in Aprile del nostro incontro con lui e sorridendo, dice il nome di tutti i suoi amici e si ammira come attore cinematografico.
Dopo un po’ gli diciamo di scriverci almeno le prime 4 letterine dell’alfabeto, ma lui ci risponde sempre “zaftra” (domani) e fa i capricci. A questo punto fingiamo di arrabbiarci e di non dargli più retta e lui prende il quaderno e scrive per dieci volte tutte le letterine e poi, orgoglioso, va dal papà e gliele mostra. A questo punto Fabio si meraviglia per il buon lavoro e gli concede di giocare col computer. Abbiamo notato che ogni volta che non ottiene ciò che vuole o si offende per qualcosa che gli abbiamo detto, reagisce nascondendosi sotto il letto oppure sotto la scrivania.
Nel tardo pomeriggio usciamo per fare un giro. Visitiamo il mercato rionale coperto con coloratissime bancarelle di frutta, carne, formaggi, sottaceti, spezie. E poi andiamo al centro commerciale per poi consumare la nostra cena. Qui, sentendoci parlare in italiano, ci ferma un ragazzo di Roma e con lui scambiamo una buona mezz’ora di chiacchere. Noi gli raccontiamo la nostra storia e lui ci racconta che si è trasferito qui a Mosca da cinque mesi perché ha la fidanzata del posto, ma non si trova un granchè bene. Infatti ci dice che trovare il lavoro è impossibile se non si ha un certo visto ( quello che si compra!) e le paghe sono miserrime. Ha molta nostalgia dell’Italia e dice che qui la gente è chiusa e non sorride mai. Dopo averlo salutato andiamo ancora da T.G.I.Friday’s per la cena e brindiamo al nostro ritorno in Italia. Per Eugeny sarà una pagina importante della sua vita e noi attendiamo il momento di farlo conoscere ai nostri parenti ed ai nostri amici. Sogni d’oro piccolino!
giovedì 4 dicembre 2008
Turisti per caso

Eugeny comincia ad abituarsi ai nostri orari. Se, in istituto il suo risveglio era previsto per le 6, ora le 9 non bastano più. Il problema è che in questo hotel la colazione è fino alle 10, quindi stamattina dobbiamo litigare con lui perché si svegli. Dopo un po’ di capricci, sedati con qualche sgridata e privazione, siamo riusciti a trascinarlo a fare colazione. Nella sala ristorante ci fa piacere incontrare almeno 6 coppie, tutte spagnole, con altrettanti figli adottivi, In realtà questo albergo, molto bello, è adiacente alla chiesa di S.Danilo ed è utilizzato dai alcuni preti ortodossi come alloggio (beati loro!). Una nota dolente, però, c’è. Al momento del pagamento abbiamo scoperto che, pagando con Visa, vengono addebitate commissioni del 10%. Pura ladrata, e Fabio non si astiene dal farlo presente!
Noi, in questi giorni siamo a Mosca perché Giulia, la referente della nostra associazione, possa espletare le pratiche con l’ambasciata iltaliana, per permettere l’entrata di Eugeny in Italia ed in effetti, nel pomeriggio, Giulia ci chiama per dirci che tutto è stato fatto ed ora si attende la risposta dall’ ambasciata italiana.
Noi, nel frattempo, non perdiamo tempo e cerchiamo di visitare questa città, all’apparenza tanto bella ed interessante. Dopo almeno un quarto d’ora di “defaillance” per cercare di capire come è organizzata la rete metropolitana, ci dirigiamo verso il centro cioè la Piazza Rossa. Qui lo spettacolo è veramente disarmante. Intanto tutto è reso ancora più colorato ed affascinante dai numerosi alberi di Natale scintillanti e dai mercatini che vendono prodotti artigianali tipici. La Piazza Rossa è da sempre il palcoscenico sul quale i governanti del Cremlino hanno tenuto i loro discorsi ed organizzato le cerimonie ed i festeggiamenti ufficiali, è chiusa al traffico ed è una vera emozione percorrere a piedi ques’area acciotolata di 400 metri di lunghezza e 150 di larghezza. Di notte l’atmosfera è particolarmente affascinante perché la piazza è sontuosamente illuminata. Il lato meridionale della piazza è dominato dall’edificio che, più di ogni altro, simboleggia la Russia: la Cattedrale di S.Basilio. Nessuna fotografia o descrizione riuscirà mai a trasmettere il fascino che emanano i colori e le forme di questa cattedrale. Sul lato ovest della Piazza Rossa si erge, racchiuso da alte mura, il Cremlino il quale riflette lo splendore e la potenza dei suoi governanti. Domani abbiamo intenzione di visitarlo all’interno. Un’occhiata l’abbiamo data anche al GUM e cioè il Grande Magazzino di Stato. Un tempo era il simbolo dei mali dell’economia sovietica con articoli di bassa qualità, dopo la perestroika invece è un centro commerciale vivace e luminoso con oltre mille negozi eleganti. Il pranzo lo consumiamo in un caffè al di fuori il centro commerciale e poi riprendiamo il nostro giro.
Con grande stupore, constatiamo che Eugeny è un gran camminatore e noi, forse ne approfittiamo un pochino. Verso le 16 del pomeriggio prendiamo la metropolitana che ci porta all’albergo, però gli concediamo una bella cioccolata in uno dei bar del centro commerciale vicino all’hotel. Non si contano i centri commericiali qui a Mosca e tutti veramente belli, ben illuminati e addobbati con grandi alberi di Natale.
Dopo una pausa di un paio d’ore in hotel usciamo nuovamente (accompagnati da nuove proteste del piccolo) per consumare la cena da T.G Friday’s, tipico locale americano, situato nel centro commerciale vicino all’albergo. Qui Eugeny sceglie un bel piatto di spaghetti e noi gli insegniamo ad avvolgerli sulla forchetta. La fase di “italianizzazione” sta cominciando. Tornati in albergo, come ogni sera, bagno o doccia col papà, dato che della mamma ha ancora un po’ vergogna, e poi un bell’abbraccio ed un bel bacio per augurarci la buonanotte…uno dei momenti più teneri.
mercoledì 3 dicembre 2008
Panico in volo


Stamattina sveglia alle 6.30 per poterci preparare all’appuntamento con Aram e Sacha previsto per le 8. Ultima colazione (neanche il tè è buono!) in hotel e abbiamo anche il tempo di salutare la nostra prima camera a tre per essere in tempo all’arrivo dei nostri accompagnatori. Aram ci illustra, a uno a uno, tutti i documenti che dobbiamo consegnare a Giulia a Mosca. Alle 8 e un quarto, carichiamo tutto in macchina e… via destinazione aeroporto di Mineralny Vody. Durante la strada apprezziamo il paesaggio dapprima stepposo e poi un po’ più verde avvicinandosi alle montagne. Il viaggio dura cira 2 ore e tre quarti, quindi verso le 11 arriviamo all’aeroporto. Visto da lontano l’aeroporto sembra moderno, ma avvicinandoci ci accorgiamo che è in costruzione, noi partiamo dal terminal vecchio e decadente. Qui espletiamo le pratiche di invio bagagli e ci presentiamo al check in dove io e Fabio dobbiamo togliere tutto ciò che di superfluo indossiamo (giaccone, scarpe, cintura, orologio).
Salutiamo Sacha e Aram (anche qui la lacrimuccia non manca!) e attendiamo poco nella sala d’aspetto. Intanto il piccolo si guarda intorno ed è eccitato ma comunque un po’ nostalgico. Anzi, durante il percorso in macchina lo abbiamo assecondato nella richiesta di telefonare al suo amico Maxim. E’ stato contento, gli ha chiesto come stava ed anche lui ha detto che sta bene. Il problema è che ora lo vuole richiamare nuovamente. In aereo siamo tutti e tre vicini ed, ovviamente, Eugeny è vicino al finestrino. Cerchiamo di infondergli un po’ di sicurezza ed entusiasmo, lui è felice ma, spesso diventa serio e pensieroso. Noi assecondiamo la sua malinconia e lo accarezziamo per fargli capire che non è solo. Ed ora arriva il bello….. per così dire.
Io sono seduta in centro e Fabio vicino al corridoio. Oltre il corridoio si siedono due individui di nazionalità russa che bevono una bottiglia di vodka. Il più giovane ha circa 25 anni ed è un tipo alto e massiccio. Ha i capelli biondi e rasati nella parte posteriore, gli occhi blu sono infossati e segnati da profonde occhiaie scure, gli zigomi prominenti e piuttosto scavato in viso, sulle braccia due vistosi tatuaggi rappresentanti due draghi.Quando la hostess ci porta da mangiare, lui si rivolge a Fabio e gli dà la sua porzione di torta da dare ad Eugeny, Fabio ringrazia (visto il tipo), ma sicuramente la torta è superflua visto che Eugeny non mangia neanche la sua porzione. Dopo un attimo Fabio è richiamato dallo stesso ragazzo per ricevere la porzione di torta del suo compagno di viaggio. Fabio tenta di dire che è troppo, ma lui lo fulmina con un’occhiata e allora la soluzione è accettare nuovamente il dolce (che sicuramente restituiremo alla hostess!). Dopo circa un quarto d’ora Fabio è chiamato ancora dal ragazzo perché gli vuole mostrare il cellulare e fargli ascoltare delle musiche. Fabio ascolta un po’, ma lui insiste di proseguire ad ascoltarla. Si tratta di musica metallara. Fabio finge di apprezzare ma si agita un pochino senza darlo a vedere anche perché il tipo non gli mette certo tranquillità. Un pò imbarazzato, Fabio, cerca di sfilarsi le cuffiette, ringraziare, e chiudere la conversazione, ma improvvisamente lui gli mostra le immagini di un combattimento ed, insieme a questo, immagini assolutamente macabre di morti ammazzati e mutilati. Il ragazzo indica sé stesso e Fabio, bianco in volto, cerca di chiedergli se li ha uccisi lui, e lui annuisce. A questo punto Fabio tenta di restituirgli il cellulare, ma lui insiste perché Fabio veda tutto nei minimi particolari. Io, a questo punto esorto Fabio a lasciarlo perdere, ma lui si rivolge a me dicendomi: “Anto devo dargli retta, altrimenti questo mi ammazza!” Io comincio ad agitarmi, ma allo stesso tempo non trattengo le risa per la situazione (o forse per il panico). Restituito il cellulare, Fabio cerca di essere gentile, anche se timoroso, e comincia una conversazione.
Un viaggiatore russo seduto davanti, che inizialmente scuoteva il capo perché aveva compreso, si presta a fare da traduttore fra russo ed inglese. Il ragazzo dice che si chiama Sergeij e che ha fatto parte dei Servizi Segreti ed ha combattuto in Cecenia. I morti delle immagini li ha uccisi lui e poi ha ripreso con la telecamera le macabre oscenità della mattanza. A questo punto Fabio cerca di fargli capire che vuole chiudere la conversazione , anche perché sta sudando dalla paura, ma lui non gli permette di studiare chiedendogli di cosa parla ciò che sta leggendo. Fabio cerca di fargli capire che sono i suoi appunti di studio (lui pare interessato e li sfoglia) e mi dice ”se non me li restituisce sono finito”. Quando decide di restituirli, chiede come si chiama il piccolo e vuole che gli si sieda vicino. Io mi rivolgo verso Eugeny e gli sbarro gli occhi per fargli capire di non dargli retta, ma ad un certo punto chiede di poterlo prendere e far sedere vicino a sé. Fortunatamente siamo nella fase di atterraggio e le cinture non possono essere staccate. Segeij gli dice di andare lì lo stesso, ma Fabio tenta di rispondere con un timido “No”. Una volta giunti sulla pista di atterraggio il ragazzo si alza e vuole dare la mano al piccolo, ma siccome Eugeny è titubante, gli punta gli occhi addosso e gli allunga il braccio per dargli la mano, per farlo il braccio mi passa ad un dito dal volto e sento l’odore di fumo e alcool nauseante. Fortunatamente tutto finisce e, quando scendiamo dall’aereo cerchiamo di girargli al largo anche sul pulmino che raggiunge il ritiro bagagli. Una signora, che ha assistito alla scena, ci dà conferma che il ragazzo, avendo combattuto, è un po’ squilibrato, di non dargli retta(ma questo l’avevamo capito anche noi!).
L’esperienza si conclude e per qualche minuto portiamo le conseguenze dovute ad un po’ di scarico di tensione.
Ritirati i bagagli, all’uscita ci aspetta Evghenij per portarci, prima ad incontrare Giulia per consegnarle i documenti, e poi per accompagnarci in albergo. Il tragitto prevede di passare per il centro. Mosca è molto bella ed in questo periodo è particolarmente sfavillante. Gli alberi di Natale alti e luccicanti non si contano e sono posti in ogni maestosa piazza fra cui la Piazza Rossa, da dove si affaccia il Cremlino e la magnifica e colorata chiesa di S. Basilio.
Questa sera si chiude in bellezza: Eugeny per la prima volta si mette a cantare prima di addormentarsi.
martedì 2 dicembre 2008
E' sparito il passaporto....

Anche oggi il piccolo ci salta nel lettone…abitudine che cercheremo di fargli perdere a casa. Alle 10 ci troviamo con Sacha ed Aram che ci portano a vedere un bel tempio ortodosso in una radura con stagno nel quale sgorga acqua santa. La particolarità è che questo stagno, in inverno, non gela mai proprio perché trattasi di acqua benedetta…. (così dicono)
Dopo la piccola gita al tempio il programma prevede di andare in un grande parco, ma improvvisamente Fabio si accorge di non avere con sé il passaporto con soldi annessi. Un po’ preoccupati, ci facciamo accompagnare in albergo, ma purtroppo anche lì del passaporto non c’è traccia. Allora ci viene in mente che potremmo averlo lasciato al ristorante ieri sera quindi ci facciamo accompagnare lì. Inizialmente la cameriera dice che non ha trovato nulla, ma poi chiama la collega del turno di ieri e ci conferma che passaporto e soldi sono stati trovati dal fratello che era lì a cena. Dopo un’attesa di circa un’ora la ragazza ci raggiunge al ristorante e ce lo consegna, ovviamente si è meritata una copiosa mancia.
Un’attesa durante la quale Aram, oltre a raccontare le traduzioni che dovrà fare questa notte, riceve una telefonata da un cliente armeno stile “più lontano sei, maggiore deve essere il tono di voce per farti sentire”. Quest’uomo non finisce di stupirci: nel suo cellulare non memorizza alcun numero perché se li ricorda tutti a memoria (la prova l’abbiamo fatta con i nostri due numeri … preciso come un orologio svizzero). Lui e suo figlio conoscono tutte le capitali del mondo e quando dico tutte sono davvero TUTTE. Aram parla perfettamente russo, armeno, inglese, italiano, e georgiano, e discretamente lo spagnolo, il turco ed il greco. Ma la cosa sorprendente ed incredibile è che conosce ben 5, ripeto 5 alfabeti distinti !!!!!!
Consumiamo il pranzo lì e poi ci facciamo accompagnare in albergo dove ci riposiamo un po’ anche se il piccolino non c’è verso di farlo calmare sempre un po’ sovraeccitato.
Nel frattempo approfittiamo per fare le valigie dato che domani partiamo per Mosca e l’appuntamento è alle 8 della mattina. Eugeny vede che mettiamo le nostre cose nelle valigie e si sincera che ci siano anche i suoi vestiti…ha paura di essere lasciato qui! Verso le 16 usciamo per andare alla Galleria, dove, all’ultimo piano c’è un cinema multisala. Il cartone animato che vogliamo vedere comincia alle 17. La sala contiene 100 persone e i paganti sono sei fra cui noi tre. Il cartone tratta di una bimba a cui muoiono i genitori e deve essere portata in un orfanotrofio, ma per la strada tre briganti la rapinano, perché è una ereditiera ma, allo stesso tempo fanno la sua fortuna perché si affezionano a lei e le evitano l’istituto diretto da una arcigna istitutrice. La bimba però scappa, raggiunge lei stessa, per caso, l’istituto e libera tutti i bimbi dalle grinfie della direttrice. Incredibile, quando si dice coincidenza! Qualcuno conosce il titolo della versione in italiano (Eng: The three robbers).
La sera al solito ristorante salutiamo la nostra cameriera di fiducia dicendole (a gesti) che domani partiamo per Mosca, lei ci abbraccia e ci dice “Da svidanjia”…chissà! Per ora siamo contenti di partire, forse un giorno avremo un po’ di nostalgia di Stavropol.
Buonanotte Tempesta!

Anche stamattina Eugeny si risveglia prima di noi, dai suoi versetti e sospiri capiamo che è sveglio e ci guarda. Dopo essere andato da solo in bagno torna nel suo lettino e, ad un nostro cenno corre nel lettone con noi. Uno spasso! Non si contano le coccole che ci facciamo a vicenda tutti e tre. Dopo colazione ci dirigiamo verso il centro di Stavropol, come al solito entriamo in qualche negozio, e poi andiamo al piano inferiore del centro commerciale dove facciamo sperimentare al piccolo l’ebrezza della sala giochi. Purtroppo di giochi funzionanti ce ne sono pochi e fra quei pochi la maggior parte si “inghiotte” il gettone senza poi funzionare, comunque qualche giro in moto e sulla macchina da rally riesce a farlo ed a divertirsi. E’ strano come inzialmente sia intimorito dalla novità fino ad arrivare a rifiutarla, ma dopo averla provata, non vuole più lasciarla.
La mattinata trascorre anche con un bel giro nel parco a giocare a rincorrerci e poi a pranzo in un nuovo locale chiamato “Dolce Pizza” a gustare una discreta pizza. Alle 2pm ci raggiungono Sacha ed Aram in centro e con loro andiamo in un nuovo centro commerciale ad acquistare qualche presentino. La commessa parla continuamente volgendosi a me in russo ed io le sorrido ed annuisco. Quando rivolgendosi ad Aram dice: “ è la prima russa sposata ad un italiano che si è dimenticata la sua lingua” finalmente le facciamo capire che siamo, per così dire ,“turisti” italiani.
Tornati in camera ci riposiamo un po’ sul letto e quando diciamo ad Eugeny che è ora di fare i compiti, arrivano i primi capricci e con essi i primi scontri. Si nasconde sotto il tavolino e noi gli facciamo capire che se non decide di ascoltarci gli togliamo tutti i giochi (fra cui anche il cubo di Rubik comprato oggi). Quando decide di ascoltarci si mette con Fabio a fare un po’ di compiti ed a giocare con le letterine. Ma poi si stanca facilmente ed arriva ancora uno scontro. Fabio è bravo ad essere inflessibile ed a fargli capire che deve ascoltare ciò che gli diciamo. Anche a cena ci sfida giocando con il coltello, bevendo dalla bottiglia dell’acqua e tentando di bere la nostra birra. Anche in questo caso lo scontro è inevitabile. Eugeny è anche molto orgoglioso e si offende facilmente. Cerchiamo di essere inflessibili ma poi ovviamente ci dispiace…è un’altalena di emozioni e stati d’animo contrastanti. Dopo cena Fabio gli fa fare la doccia (di me ha ancora vergogna!) e poi si mette il pigiamino e si infila a letto. Fortunatamente il round della terza giornata finisce con un forte abbraccio ed un bel bacio a mamma e papà. Buonanotte Tempesta!
lunedì 1 dicembre 2008
A piccoli passi


Eugeny ha trascorso la prima notte con noi un po’ agitato. Sospirava e parlava nel sonno e si scopriva dal caldo. Più volte ci siamo alzati per controllare che andasse tutto bene ma lui non si è mai accorto delle nostre incursioni notturne. Oggi invece ci siamo alzati circa alle otto e lui è stato il primo a svegliarsi dato che all’istituto il risveglio era alle 6. Abbiamo giocato un po’ e poi ci siamo vestiti per scendere a fare colazione. Stamattina abbiamo avuto la conferma che quando mangia non proferisce parola ed è sempre molto serio (retaggio dell’istituto). Dopo colazione io ed Eugeny siamo andati a fare un giretto di circa un’ora per permettere a Fabio di studiare, ma anche stavolta abbiamo commesso l’errore di non fargli fare la pipì prima di uscire. Quando, insistente, mi chiede di tornare a casa penso subito che voglia tornare dal papà invece ha solo una fretta estrema di fare la pipì. Dopo aver soddisfatto il bisogno fisiologico, usciamo nuovamente con Fabio. E’ incredibile come con lui, Eugeny, abbia instaurato un rapporto di complicità. A volte si parlano a bassa voce nelle orecchie e sembra quasi che si scambino chissà quali segreti (oltretutto in lingue diverse). Da questa complicità ne sono un po’ esclusa ma non mi preoccupo perché è da manuale.
Oggi senza Aram, in effetti, qualche problema di lingua l’abbiamo avuto. Uno dei tanti è stato quello di non capire che aveva fame. Ma come è possibile alle 11 della mattina! Eugeny voleva pranzare così siamo riusciti fra uno scherzo ed una rincorsa ad arrivare almeno a mezzogiorno per poi andare dal nostro amico Rasul. Oggi, però, niente kebab ma qualche piatto turco scelto al self service. Purtroppo non abbiamo molta scelta qui a Stavropol dato che nessun locale ha il menu in inglese. Eugeny, con davanti un bel piatto di carne e patate, mangia e non favella (finalmente!). Oggi dimostra un po’ la sua nostalgia e ripete all’infinito diverse frasi che cerchiamo di memorizzare per poi riportarle ad Aram. Abbiamo timore che ci chieda di voler tornare in istituto. L’unica frase che capiamo è che vuole chiamare Maxim e noi fingiamo di accontentarlo. Quando gli dimostriamo che il telefono è irraggiungibile lui si tranquillizza dicendo che potrebbe essere a scuola (non si ricorda che è domenica).
Nel pomeriggio andiamo al circo, ma invece di un depresso, alla fine dello spettacolo, me ne ritrovo due. Eugeny non manifesta molta gioia durante le esibizioni dei giocolieri e trapezzisti, gli scappa solo qualche risatina quando si presenta il clown con le sue gag. Fabio invece non ha mai amato il circo e anche stavolta prova una sensazione di disagio. Il circo qui a Stavropol è permanente e si alternano le varie compagnie circensi. All’interno l’arena ha le seggioline disposte a stadio, ma la seduta è in legno e maledettamente scomoda e stretta. La struttura è bella ma fatiscente, con i bagni che avranno senza dubbio vissuti anni di gloria durante i Soviet ma che ora sono impraticabili. Verso sera ad Eugeny viene un po’ di nostalgia. Fortunatamente stasera l’abbiamo trascorsa a cena a casa di Aram con la sua famiglia. Aram è davvero sensibile e la sua famiglia molto ospitale….ormai per noi è un amico. Entrati in casa, abbiamo osservato le maniere russe di torglierci le scarpe per rimenere scalzi. Aram ci ha mostrato i suoi 45 metri quadrati di casa, molto ben sistemati, e la moglie, Sveta, ha imbandito la tavola a regola d’arte. Cena ottima.
I figli hanno intrattenuto Eugeny con una videocassetta di Tom e Jerry, in cameretta e noi, dopo un po’ di Ventura su Raidue, abbiamo dovuto far finta di apprezzare il video di un cantante-panzone armeno che piace molto ad Aram. Dopo il dolce ed il vino, che abbiamo portato, abbiamo consegnato a Sveta il nostro regalo : una bella borsa di Alviero Martini. In realtà ci era stato consigliato dall’associazione, di portare dall’Italia un bel regalo (di marca italiana) sia per il giudice che per il pubblico ministero e noi abbiamo acquistato due borse ma, dopo la sentenza la giudice è uscita subito dall’aula e non ci ha neanche stretto la mano, ed al pubblico ministero (uomo) non potevamo regalare una borsetta da donna, quindi ci ha fatto molto più piacere lasciare il nostro pensiero a Sveta. Dopo la cena Aram e Sveta ci hanno accompagnato in hotel, in camera Eugeny si è svestito e, in un batter d’occhio, si è addormentato nel suo lettino, sperando che per lui possa essere una notte più serena.
domenica 30 novembre 2008
... quante emozioni !!!


Questa è stata proprio una giornata incredibile…. Ci incontriamo con Aram alle 12 meno un quarto per dirigerci all’istituto a prendere Eugeny per sempre con noi. Le domande che ci facciamo sono molte, ma soprattutto come reagirà Eugeny. Arrivati, con un po’ di tensione apriamo per l’ultima volta la porta dell’istituto e, prima di tutto andiamo dalla direttrice con Aram. Qui ci viene consegnato il certificato delle vaccinazioni in originale, poi diamo alla direttrice 10000 rubli come dono che i genitori adottivi usano fare, inoltre le chiediamo se in futuro potremo spedire dei vestiti per i bambini ed i ragazzi e lei ci dice che accetta con molto piacere.
356220 regione di Stavropol
v. Nadezhola Distretto di Shpakovskiy
via Rabochaya 77
direttrice: Svetlana Mikhaylovna Shabanova
email: detdomnadezhda@mail.ru
La direttrice ci consegna anche una lettera che i genitori di Denis hanno lasciato per noi sulla quale ci scrivono che a loro farebbe molto piacere incontrarci e mantenere il rapporto di amicizia fra i piccoli in futuro, purtroppo però sono in partenza proprio oggi e tornano il 7 dicembre a prendere Denis. Dopo i convenevoli con la direttrice, Fabio le chiede se è possibile fare con lei una foto (anche perché è proprio una bella donna!) e lei ci accontenta. Quando scendiamo Eugeny ci aspetta e sta preparando tutte le sue cosine. I suoi amici del gruppo aspettano con lui e lo aiutano a radunare i vestiti, quaderni e anche un bell’album che loro hanno preparato per lui parchè si ricordi di loro. Ci sono proprio tutti e tutti si prestano a fare foto e ci chiedono in continuazione di far foto con noi. Io e Fabio vorremmo che quel momento si prolungasse all’infinito. Ad un tratto Eugeny chiede di poter mettere le scarpe nuove e, con quelle gli infilo anche il piumino che avevo portato da casa. Lui si dirige verso i suoi amici e dà la mano ad ognuno, poi viene la cuoca, una bella signora dalla capigliatura rossa che lo abbraccia e lo bacia con le lacrime agli occhi. In quel momento io non mi trattengo più ed il groppo alla gola si trasforma in un vero e proprio pianto incessante. Anche l’istitutrice di turno saluta e abbraccia Eugeny e poi è la volta della direttrice. Tutti lo accompagnano sulla porta d’uscita. Lui ha stampato sul visino il suo sorrisetto di circostanza, non una lacrima, ma chissà quali emozioni sta provando. Sulla porta d’uscita anche l’stitutrice piange a dirotto, io saluto e abbraccio tutti e anche Fabio fa altrettanto. Dopo l’ultimo abbraccio con la direttrice Eugeny sale in macchina dove Sacha lo sta aspettando. Io e Fabio salutiamo ancora tutti compreso bacio e abbraccio alla direttrice. Nell’emozione non mi accorgo che Fabio ha il viso rigato di lacrime e non riesce più a parlare. Solo in macchina gli esce un’unica frase con la voce rotta: “Che emozione!” In macchina ci accorgiamo che anche Sacha ed Aram non hanno trattenuto l’emozione, anzi il loro viso è proprio bagnato di lacrime. Quando la macchina parte, tutti alzano le mani in segno di saluto, Sacha strombazza , noi abbassiamo il finestrino al fine di permettere ad Eugeny, l’ultimo “Sao” e poi partiamo verso una nuova vita.
In macchina Eugeny è attento alla strada e non sembra particolarmente turbato. Arrivati all’hotel Aram gli spiega che questa non è la nostra casa, che qui staremo pochi giorni e poi partiremo per Mosca. Per Eugeny qualsiasi cosa è una novità a partire dall’ascensore, il primo in otto anni. Sorride dopo aver pigiato il bottone ed aver visto le porte aprirsi. Anche la camera spaziosa gli piace, però tempo un’oretta nella quale ci chiede all’infinito di poter mangiare qualsiasi cosa ci sia nel frigo (ed un pochino l’abbiamo anche accontentato)e siamo di nuovo per strada per fargli vedere la città. Per strada Eugeny si entusisma per qualsiasi cosa. Con noi due per mano vuole giocare al gioco del 1- 2- 3 e poi essere alzato per le braccia con un salto. Noi approfittiamo per giocare all’a- b- c- salto e via con le altre letterine…. Vuole entrare in ogni negozio e chiede di andare ai magazzini. Lì chiede tutti i giochi possibili e noi fra un “niet (no)” e un “zaftra (domani)” proseguiamo a fatica. Fabio si compra un cappellino e subito Eugeny se lo mette così decidiamo di andare alla Benetton a comprare anche per lui cappello, guanti (che impresa infilare le 5 dita quindi optiamo per il genere col pollicione) e sciarpa. Vestito da puro occidentale non lo si riconosce neanche più. Siccome non siamo ancora genitori attenti, ci dimentichiamo che potrebbe scappargli la pipì e quando ci viene in mente è già mezz’ora che si tocca il pisellino. Fabio lo accompagna alla toilette dei grandi magazzini e io aspetto fuori. Non vedendoli uscire mi domando quali difficoltà possano aver avuto mentre Fabio mi racconta che è stato molto tempo ad asciugarsi le manine con l’asciugatore automatico (mai vistro prima!). Siccome è ora di merenda (l’ennesima) entriamo al supermercato e come vede le noccioline dapprima chiede di prenderle e poi, a nostra insaputa, le mette in tasca. Dopo averlo scoperto lo sgridiamo dicendogli che non sono cose da farsi, sperando che ci capisca. Tornati in albergo dobbiamo trovare qualcosa da fare per tirare almeno le 19 per andare a mangiare la pizza, quindi decidiamo di fargli un bel bagnetto. Dapprima vuole solo Fabio e poi si abitua anche alla mia presenza. Nella vasca sguazza, si rotola ed allaga tutto il bagno (oddio chissà a casa!) poi gli lavo i capelli e glieli asciugo col phon (questo sconosciuto!). Verso le sette usciamo di casa per andare alla Veranda Italiana dove si mangia una pizza discreta. Eugeny ha difficoltà nel tagliarla col coltello e la forchetta quindi lo aiuto anche se Fabio mi dice di lasciarlo fare. Quando, in un momento di distrazione Fabio prende con le mani una fettina dal piatto, Eugeny non esita a copiarlo (tanta fatica per nulla!). Eugeny calata la sera è diventato un po’ nostalgico, anche a cena non parla ed ha un’espressione molto seria, per di più chiede di poter telefonare a Maxim, il ragazzo piu’ grande del gruppo e noi gli abbiamo promesso che domani lo accontenteremo. In camera lo obblighiamo a lavarsi i dentini e dopo aver infilato il pigiamino si mette nel suo lettino. Ora sono le 21,30 e noi non siamo mai andati a letto coì presto, ma il nostro piccolo cucciolo è lì che dorme come un angioletto e noi siamo estremamente felici così.
sabato 29 novembre 2008
Lavori in corso


Incredibile a Milano nevica e a Stavropol c’è una fitta nebbia che ti entra nelle ossa. Stamattina sveglia alle 7,30 che per noi è da considerarsi “di buon mattino”, visto che ce la siamo sempre presa con comodo, colazione ed incontro con Aram. Stamattina ci si dedica alle pratiche burocratiche. Innanzitutto ci dirigiamo all’ufficio pratiche civili per ritirare, in originale, il nuovo certificato di nascita di Eugeny sul quale Fabio appone la sua firma. Dopodichè ci immergiamo nel traffico cittadino, lasciamo Aram in un altro ufficio ad apostillare tale certificato, mentre noi, con Sacha, andiamo all’istituto a scattare delle foto al piccolo per consegnarle all’ufficio dove si rilasciano i passaporti. Eugeny, non ci aspetta. Dall’espressione del suo viso, si capisce che si domanda il perché della nostra presenza inconsueta di mattina, e per di più senza Aram. Una volta che l’istitutrice gli spiega che dobbiamo fare delle foto per il passaporto, si presta alla nostra richiesta come un vero fotomodello. Terminato ciò lo salutiamo dicendogli che torneremo più tardi, nel pomeriggio, e anche in questo caso pare un po’ dispiaciuto per la veloce visita. E’ incredibile come dal suo visino e dai suoi occhi traspaia ogni minima emozione!
Di nuovo in macchina con Sacha, ci dirigiamo verso il centro per recuperare Aram. Il traffico cittadino è davvero consistente e la guida di Sacha non è delle migliori in città. Basta dire che ogni volta che innesca la prima il colpo di frusta è assicurato. Anche con l’autoradio è un vero disastro, appena c’è una canzone inglese o americana di successo che anche noi conosciamo, cambia stazione radio per cercare una ballata russa o una italiana di Toto Cutugno, Carrà, Ricchi e Poveri o Viola Valentino. E pensare che Fabio gli ha preparato un bel cd con musiche italiane attuali per evitarci lo scempio delle melodie russe!
Recuperato Aram, andiamo a sviluppare le foto. Bisogna dire che anche ieri, in istituto, avevamo scattato delle foto ma il fotografo aveva consigliato di rifarle: innanzitutto Eugeny, non era stato preso fino alle spalle, lo sfondo non era perfettamente bianco, quindi abbiamo provveduto a posizionare il piccolo con alle spalle una porta bianca, e la frangetta doveva essere messa di lato. Con le foto accompagniamo Aram all’ufficio visti e registrazioni nel quale ci danno la conferma che il documento sarà pronto stasera verso le 17. Siccome gli uffici fanno pausa dall’una alle due decidiamo, con i due nostri accompagnatori, di acquistare un paio di scarponcini e ciabatte per Eugeny in un posto dove Aram compra per sé e la sua famiglia. Quindi, sfoderando l’impronta del piedino presa ieri su un pezzo di carta, azzardiamo un 33, che sicuramente calzerà un po’ grande.
Dopo lo shopping sentiamo un languorino (o forse è la nausea dovuta alla guida di Sacha) andiamo tutti e 4 dal nostro amico Rasul a gustare un buon kebab, quello che ci ha tenuti svegli l’altra notte, ma che vale la pena di riprovare perché eccellente! Dopo pranzo Aram ci consiglia un riposo in albergo dato che, la fila all’ufficio delle apostille per il certificato di nascita e di adozione potrebbe essere un po’ lunga. Dopo circa un’oretta Aram ci recupera in albergo e via a ritirare il nuovo passaporto di Eugeny. Fabio firma in quanto “papà” e subito teniamo fra le mani il primo documento di Eugeny Giacomo Cortinovis, o meglio Eudzeny Dzhacomo Kortinovis (tradotto dal cirillico alla scrittura latina). Finalmente con il passaporto in mano possiamo andare in agenzia viaggi ad acquistare il biglietto per Mosca anche per il piccolo, ad un prezzo ancora scontato. Grazie all’efficienza di Aram siamo riusciti a risparmiare per il biglietto aereo qualche centinaio di Euro. Occorre però sottolineare che l’efficienza degli uffici russi per il rilascio dei documenti in breve tempo è stata aiutata…..da qualche centinaia di euro da noi sganciate per mano di Aram!
Alla bellezza delle sette di sera, andiamo a trovare Eugeny in istituto, ma la visita è di pochi minuti in quanto la direttrice ci manifesta il suo disappunto per l’orario. Eugeny si presenta con una calzamaglia verde da gioppino e con i capelli bagnati. Noi lo troviamo più bello che mai, e quando arretrando a piccoli passi ci saluta con la sua manina, noi ci sciogliamo in brodo di giuggiole. Ciao piccolino, da domani farai veramente parte della nostra famiglia!
Un’ultima nota dobbiamo dedicarla alla nostra camera. Sì perché da stasera (per gentile concessione della receptionist che ci ha preso in simpatia) saremo nella nuova camera che, da domani, condivideremo con Eugeny. La cameretta che lasciamo però è stata una vera compagna, l’unica dimora avuta per così tanti giorni in un paese straniero. Ogni volta che dopo una giornata di emozioni, siamo tornati da lei, ci siamo sentiti a casa. Per niente bella, abbiamo tentato di colorarla con fiori, di profumarla con incensi e di renderla più accogliente accendendo qualche candelina. Qui abbiamo vissuto una pagina importante della nostra vita, abbiamo profondamente pensato, ci siamo immersi nella lettura, abbiamo fatto il bucato, giocato a carte,fatto ginnastica, riposato su due lettini separati, visto film in dvd col computer, sognato,scritto i nostri blog, cenato (è successo solo una volta nella quale abbiamo fuso il bollitore) e molto altro. E’ stata una protagonista quotidiana. Da stasera ci separeremo per sostituirla con una più grande e confortevole, ma rimarrà impressa nella nostra mente come uno dei tanti ricordi importanti di questi magnifici giorni.
giovedì 27 novembre 2008
Una vita da mediano....

Anche oggi giornata quasi primaverile, ma con un po’ di vento. Come ogni giorno ci dirigiamo verso il centro dove c’è un supermercato e compriamo qualcosa da stuzzicare a pranzo, visto che la colazione avviene sempre intorno alle 10. Compriamo anche qualcosa che potrà servire al piccolo quando sarà con noi, ad esempio, lo spazzolino, una spugnetta per lavarsi…purtroppo non ci viene in mente altro quindi valuteremo al momento cosa potrà servirgli. Anche quando andiamo nei vari grandi magazzini, cerchiamo di individuare i reparti di vestiti e scarpe per i piccoli, in quanto temiamo che dall’istituto uscirà con niente o poco piu’. Qualcosa abbiamo portato dall’Italia, mentre dall’istituto ci confermano che le scarpe dovremo comprarle. Ma come possiamo fare senza di lui? Ci ingegniamo quindi nel prendere la misura del piede disegnando il contorno del suo piedino su un foglio di carta e, con esso, domani gli compreremo anche le scarpe.
Quest’oggi andiamo in istituto un po’ presto perché Aram, nel tardo pomeriggio, ha da fare al Ministero dell’Istruzione con i documenti per Eugeny. Quando arriviamo Eugeny sta pranzando e non ci fa molta cera. Forse non vuole essere disturbato mentre mangia? Quando però gli mostriamo che abbiamo portato gli yogurt per tutti, sorride e piu’ tardi sale con noi nella solita saletta. Anche oggi nuovo gioco con le letterine: una sorta di “1-2-3 Stella” e cioè si avanza di un passo se pescando dal sacchetto si dice la lettera corretta. Al traguardo appelsin (arancio)!
E’ bello vedere come si esalti e chieda di giocare più volte. Sembra proprio che gli piaccia molto, e lo dimostra saltando continuamente da una parte all’altra della sala e preparandosi all’avvio fregandosi le mani. Dopo aver giocato un po’ chiede, come al solito, di uscire e anche quest’oggi gioca un pò a calcio, ma nessuno gli passa la palla perché tanto non la becca mai. Anzi rischia sempre di prendersi in faccia una bella pallonata. E’ inevitabile che si sia sempre sentito escluso dai giochi: è il più piccolo dell’istituto, non partecipa alle attività sportive dei più grandi anche perché, in tutta onestà, con il pallone è davvero negato… ;-)))
La giornata si conclude con un forte abbraccio di saluto. Da Zaftra (a Domani) Eugeny, e lui risponde: Zaftra utra (domani mattina). Domattina dobbiamo andare con Aram al Ministero in quanto Fabio deve firmare per il nuovo passaporto del piccolo quindi come al solito lo incontreremo nel pomeriggio e sarà il suo ultimo giorno di istituto.
mercoledì 26 novembre 2008
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martedì 25 novembre 2008
E' iniziato il countdown

Oggi il vento si è calmato e la giornata è fredda ma non umida. Per la strada il freddo non penetra nelle ossa come succede nel nostro clima umido. E poi, basta entrare in un qualsiasi negozio e la temperatura è tropicale. Ovunque si vada, al supermarket, nel grande magazzino o nei piccoli negozietti, non si può resistere alla tentazione di togliersi il piumino. Il caldo è esagerato. Per caso oggi, mi sono intrufolata in un negozio di scarpe (la passione femminile!). Avevo notato che la merce esposta era di qualità quindi ho dato una sbirciata ai prezzi…ho sgranato gli occhi quando mi sono accorta che un paio di stivali (di quelli tacco 11 che arrivano sopra il ginocchio) portavano il prezzo di 35 mila rubli pari a circa mille euro! Ma chi se lo puo’ permettere se uno stipendio medio-buono è di circa 400 euro! Questa è la Russia!
Con Aram, prima di andare in istituto dal piccolo, ci siamo recati in agenzia viaggi ad acquistare i biglietti per il volo per Mosca. La prima volta che acquistiamo qualcosa per tre…ma l’intoppo era in agguato! Una volta deciso l’orario del volo che piu’ ci soddisfava (quello delle 12) per il 3 dicembre con partenza da Mineralny Vody (200 km da Stavropol) ci è stato chiesto di mostrare i passaporti ma, se per me e Fabio non è stato un problema, per Eugeny sì in quanto lui non ha ancora un passaporto. La sentenza di adozione infatti, passa in giudicato il 28 novembre e fino a quel momento non è possibile preparare alcun passaporto per il bambino. Essendo il 28 novembre un venerdì, avremo la possibilità di fare il passaporto non prima di lunedì 1 dicembre o martedì 2 dicembre. L’agenzia ci ha consigliato di acquistare i biglietti per noi adulti (che tra l’altro godono di sconto) e necessariamente aspettare l’ultimo giorno per acquistare il biglietto per Eugeny (che potrebbe non essere scontato e quindi costare più del nostro). Assurdo! Innanzitutto quale Compagnia aerea ti chiede il passaporto per prenotare? Aeroflot sì. Secondo, se per il piccolo non dovesse esserci il posto che si fa? Avremmo acquistato invano anche i nostri biglietti. Anche questa è la Russia! E non è tutto.
Sempre con Aram siamo andati in un business centre per inviare il fax della sentenza. Nell’aspettare Aram ci informa che lì è di casa perché normalmente va a pagare la bolletta del telefono. Mmnh, la cosa ci incuriosisce e chiediamo maggiori lumi su come avviene il tutto. Ebbene, udite udite, sul tavolo c’è un raccoglitore con centinaia di fogli con elencati tutti i numeri di telefono e l’ammontare della spesa mensile. In pratica chiunque può vedere a quanto ammonta la spesa telefonica mensile del nostro vicino, amico, parente….. alla faccia di Catricalà e della legge sulla privacy.
E passiamo ad Eugeny! Oggi Aram ci ha detto che potrà stare con noi da sabato. Bene ma aiuto! Ora arriva il bello. In istituto abbiamo saputo che Eugeny ha detto ad una istruttrice che non vuole andare via da lì. Ma certo povero piccolo, l’istituto è stato l’unica vera casa dove si è sentito al sicuro e protetto, prima era lasciato alla mercè di se stesso con i suoi fratelli. Viveva senza regole, qui in istituto gli è stata impartita una disciplina ed è stato nutrito e curato. Chiunque si domanderebbe quale potrebbe essere il proprio destino altrove. Oggi abbiamo inventato un altro gioco per imparare le letterine. Abbiamo affisso al muro le lettere scritte su dei fogli di carta .Aram annunciava la lettera e noi tre dovevamo correre a toccarla. Arrivati a 5 risposte corrette il premio era assicurato. Durante il gioco Eugeny, ci ha anche chiesto se in casa nostra (ha usato l’aggettivo nostra!) c’è il computer e noi gli abbiamo risposto che si trova proprio nella sua cameretta. Non neghiamo che la domanda ci ha confortato almeno un pochino! Inoltre un gioco che gli piace molto, è far finta di svenire per vedere se qualcuno di noi due lo sorregge (chiaro il gesto!).
L’abbraccio col quale ci ha salutato ha infuso in noi un po’ di fiducia. A piccoli passi si scalano le montagne, anche se noi siamo solo all’inizio.
Oggi la vicedirettrice ha consigliato ad Aram di chiamare la direttrice per concordare l’orario della visita di domani (ma è da una settimana che andiamo sempre di pomeriggio!Boh!) e in attesa della telefonata di Aram che ci avvisi come organizzeremo la giornata di domani ci godiamo ancora un bel massaggio di Lena, che ci raggiunge in camera nostra. La cena è prevista al Victoria per andare sul sicuro visto che ieri sera il Kebab gustato in un altro posto, ci ha tenuti svegli tutta la notte!
lunedì 24 novembre 2008
Chi la dura la vince

Comincia l’ultima settimana di istituto per Eugeny. Lunedì prossimo potremo prenderlo a stare con noi per sempre. La giornata comincia, oltre che con la solita colazione di porridge all’avena che divoriamo, con la consueta passeggiata per le vie di Stavropol. La giornata è uggiosa, il tempo freddino, ma comunque le temperature sono superiori alle medie del periodo. Ormai la nostra fruttivendola Asia, ha raccontato a tutti i colleghi la nostra storia, così quando andiamo da lei, tutti ci circondano, ci chiedono il nostro nome ed il nome del bimbo. Quest’oggi abbiamo notato un’altra particolarità nel mercato: esistono bancarelle che vendono sacchetti. Sacchetti? Si, sacchetti di plastica, magari colorati, ma sempre di sacchetti si tratta!!!
L’appuntamento con Aram è come sempre alle 14. Oggi abbiamo intenzione di fare, come anche nei prossimi giorni, un po’ di scuola ad Eugeny, quindi gli diciamo di portare su il quaderno e le matite. Cominciamo con le solite letterine dell’alfabeto, ma oggi non c’è verso. Eugeny, non ha voglia, è distratto e ripete le lettere sbadigliando. Quando gli chiediamo di ripeterle autonomamente risponde che le ha dimenticate velocemente. Io e Fabio capiamo che il lavoro è, e sarà, veramente arduo. Fabio (un pozzo di fantasia!) inventa una sorta di mosca cieca con le letterine e almeno per un po’ , si riesce a carpire l’attenzione del piccolo. Ogni 3-4 lettere inventate un premio, la banana, il mandarino, il cioccolatino, e lo yogurt. Trascorsa una bella oretta e mezza immersi nell’alfabeto gli diamo un po’ di tregua (fino a domani) e giochiamo all’interno della sala a rincorrerci, a farci solletico, a metterci cavalcioni e a fare la cariola. Improvvisamente Eugeny chiede ad Aram quando lo portiamo via dall’istituto. Strana domanda, soprattutto perché è la prima volta che proviene totalmente da lui senza alcuna nostra richiesta. Anche durante i saluti ci chiede, di sua iniziativa, se domani torneremo ed a che ora. Forse qualcosa in lui sta cambiando veramente, forse comincia a rendersi conto che la vita condotta qui in istituto, presto avrà un termine. Felici lo salutiamo e ci dirigiamo con Sacha, sulla via del ritorno in hotel immersi nella fitta nebbia di Stavropol.
Questa sera abbiamo deciso di tentar l'avventura in un pseudo-ristorante self-service. Malgrado l'incomunicabilità verbale, con gesti teatrali e qualche chiarimento siamo riusciti ad ordinare dell'ottimo Kebab con riso e patate.
Bingo ;-)))
PS: ma in questa foto non sembra di vedere il bambino di "Mamma ho perso l'aereo?"
domenica 23 novembre 2008
Buon Compleanno Eugeny
Buon ottavo compleanno Eugeny!
Stamattina la temperatura è scesa, per strada c’è un vento che sradica gli alberi della Via Carlo Marx. Questa via e’ percorsa dalle macchine nei due sensi di marcia e, al centro, si distende un viale pedonale con le panchine , affiancato da alberi molto alti. Se non fosse per la fatiscenza di alcune case potrebbe essere considerato alla strega di uno Champs Elisèe russo. Aram ci accompagna al mercato a prendere la torta di cioccolato per Eugeny al banco di una signora che vende dolci fatti in giornata (si spera!). Aram ci racconta che stamattina ha accompagnato la famiglia in un grande magazzino a 50 km per fare acquisti per l’inverno che sta arrivando (giubbotti, stivali, cappelli ecc) dato che qui le temperature possono raggiungere anche i 15-20 gradi sotto lo zero (Dio ce ne scampi!). Raggiunto l’istituto Eugeny ci aspetta. Oggi indossa i vestiti primaverili che abbiamo portato ad aprile (sempre grandi per lui). Anche gli altri bimbi sanno che oggi si festeggia il suo compleanno. Dopo averlo salutato, prepariamo con l’aiuto dell’istruttrice oggi presente, piattini, bicchieri e mettiamo sul tavolo banane, mandarini, bibite, biscottini e due torte di cioccolato. Su una, di nascosto, disponiamo le otto candeline. Quando, cantando “Tanti auguri a te” gli mostriamo la torta con le candelini, lui si paralizza intimidito con lo sguardo rivolto verso il basso, e abbozza un sorriso di circostanza. Spegne in tre soffi le candeline e comincia ad offrire da bere a tutti. Noi tagliamo la torta, ma quando cominciano a mangiare cala un silenzio tombale. Probabilmente così gli è stato insegnato. Il silenzio è rotto dalle risa mie e di Fabio costretti a mangiare la torta con le mani, mentre i bimbi mangiano con forchetta e coltello. I visi dei bimbi non sono mai felici e spensierati. L’unico sereno è un bimbo, Denise, che verrà adottato da una coppia di americani nei prossimi giorni e al quale, Eugeny, sembra molto legato. Gli altri hanno ancora dei legami parentali che non permettono lo stato di adottabilità, me neppure il ritorno in famiglia. Mentre offre da bere Eugeny versa della bibita sul tavolo e, subito, si affretta a prendere lo straccio per pulire. A turno infatti, i bimbi sono stati abituati ad essere di corvèe. Apparecchiano, sparecchiano, puliscono e lavano per terra, buttano via la pattumiera e lavano i piatti. Quando Eugeny apre il suo regalo, un elicottero telecomandato, tutti partecipano al montaggio e tutti giocano con lui. Anche i piu’ grandi, oggi, ci fanno compagnia. Fabio mostra loro il cellulare e l’i-pod con i giochi elettronici scaricati magistralmente per l’occasione. E’ incredibile come lui sappia attirare l’attenzione con giochi sempre nuovi. La nostra visita si conclude quando appare la vicedirettrice che, con gli occhi sbarrati ci fa capire che non gradisce la nostra presenza nella sala da pranzo visto che verso le 17:30 è già ora di cena per loro. Va beh, intanto ci siamo goduti un bel pomeriggio col piccolino ed il primo compleanno insieme….il primo di una lunga serie. Tanti auguri Eugeny!
sabato 22 novembre 2008
Chi trova un amico trova un tesoro


Nell’aria si avverte che è sabato perché la gente cammina molto indaffarata e sorride un pochino piu’ del solito. Osservando la popolazione, si deve sottolineare quanto siano belle le donne russe. Non esagero se dico che il 70 per cento delle ragazze, ha dei visi da copertina con fisici mozzafiato slanciati da tacchi vertiginosi. Qui la moda prevede stivali alti, meglio se di colore rosso. Come abbigliamento la minigonna o i pantaloni che fasciano le gambe. Io, con i miei pantaloni larghi e le Geox comode per camminare mi sento una marziana. Gli uomini russi invece…..saranno simpatici ? Al supermercato compro dei biscottini per la festa di Eugeny e quando Fabio mi raggiunge, andiamo al mercato a comprare la frutta. Con Aram ci troviamo alle 14 e ci dirigiamo all’Istututo. L’istruttrice ci dice che Eugeny ha appena chiesto di noi, se oggi saremmo andati a trovarlo. Ed ecco che quando appariamo il suo sorriso ci rallegra. Subito gli consegno i Kinder sorpresa per lui e da distribuire ai suoi amici del gruppo. E’ contento! Il suo buonumore viene un pochino minacciato quando gli diciamo di prendere il quaderno e cominciare a scrivere, dietro nostro esempio, i numeri. Dice che non ha voglia. Noi non possiamo far altro che dirgli che se ci accontenta gli faremo una bella sorpresa. Con malavoglia scrive numeri e lettere e per fargli capire che i compiti non sono una punizione, ogni tanto interrompiamo facendogli un po’ di solletico e giocando con lui. Ama molto farsi toccare e noi, ogni giorno di piu’ lo abbracciamo e baciamo. Io non finirei mai di toccargli la testina e fargli le carezze, confortata dal fatto che lui non rifiuta. E’ un coccolone ed ha trovato la mamma che fa per lui.
Anche la frutta oggi la divide con gli amici. In cortile si organizza una partita ed io mi trovo a fare il portiere, mentre Fabio parla in inglese con i ragazzi piu’ grandi e gli fa ascoltare la musica italiana dall’Ipod. Eugeny, oggi è solare e stuzzica in continuazione gli amici. Si prendono e si rotolano in terra, si riprendono e, senza paura, affondano nelle siepi rinsecchite distruggendole. E’ un piacere vederli giocare. Ritornati all’interno informiamo Eugeny che ce ne andiamo e lui ci dice un bel Sao e ci volta le spalle per raggiungere gli altri. Noi siamo comunque soddisfatti perché sappiamo che la sua serenità proviene un pochino anche da noi.
Essendo sabato sera, e siccome nelle nostre abitutdini il sabato lo si dedica agli amici, invitiamo Aram e famiglia e Sacha e famiglia al ristorante, ma prima ci regaliamo un bel massaggio in camera fatto dalla cugina di Aram all’incredibile cifra di 4 Euro (150 Rubli) per una seduta di 40min! Una vera goduria.
La cena al Victoria è stata molto piacevole. Aram ha un figlio, Avic, molto intelligente di 17 anni che si è presentato con la maglietta di Totti da noi portata dall’Italia, una figlia, Victoria, di 10 anni molto timida, una moglie, Sveta, molto carina. Non è un caso aver utilizzato l’aggettivo “molto” infatti questa è una famiglia speciale, anzi molto speciale. Anche Sacha ha una bella moglie, Vera. La conversazione fra donne è stata un po’ difficoltosa a causa della lingua, ma dopo aver mostrato le foto del piccolo Eugeny dalla macchina fotografica ho apprezzato molto lo sforzo di Vera che mi ha detto”Your baby is very good”.
La serata si è conclusa con una parata dei soliti giochi di prestigio di Fabio alias Udini che hanno reso possibile l’uso della lingua universale: il sorriso.
venerdì 21 novembre 2008
Alcuni consigli di sopravvivenza nella steppa caucasica
Quest'oggi è successo di tutto ed è opportuno fare il punto della situazione su come vivere o sopravvivere in questo angolo di terra. Un angolo molto particolare perchè a Stavropol ha insegnato per diversi anni la moglie di Gorbaciov, dove hanno abitato i matematici più importanti della storia dell'umanità, dove a poche centinaia di chilometri ci sono zone, ahimé, ben più note come Grozny (Cecenia) o l'Ossezia del Nord (conflitto con la Georgia). Di seguito alcune singolarità meritevoli di essere descritte:
i verdura tipico del Caucaso perchè ti ritrovi a mangiare sedano e prezzemolo! Per il resto direi che il cibo è accettabile tranne il tempo di attesa (circa 1h).giovedì 20 novembre 2008
Yes, you can !
Oggi la giornata è stata grigia. Dicono che il freddo di Mosca dovrebbe arrivare anche qui. Staremo a vedere, finora col tempo siamo stati graziati. Anche stamattina niente porridge all’avena, ci accontentiamo di un caffè con del pane e dei biscotti che ci portiamo dalla camera. Durante la mattinata facciamo un giro per Stavropol tanto per sgranchirci le gambe. Dobbiamo dire che alcune zone della città sono proprio carine e anche gli edifici ricordano quartieri signorili. Siamo stati in un grande parco con i giochi per i bimbi. Le giostre erano coperte a causa della pioggia, ma si intravedevano i meccanismi fatiscenti ed arruginiti e sulle quali Eugeny non lo porteremo sicuramente per questioni di sicurezza. Ci sono molti grandi magazzini, alcuni proprio singolari. Si tratta di grandi appartamenti nei quali vengono affittati degli stand per esporre la merce in vendita. Il negozio di Benetton invece, è l’unico ad avere un aria familiare.Siccome il 23 Novembre sarà l’ottavo compleanno di Eugeny, cominciamo a comprare piattini, bicchieri e candeline per la festicciola che gli organizzeremo. Poi ci dirigiamo al mercato coperto per acquistare della frutta dalla nostra fruttivendola di fiducia (un’armena di nome Aria) che ci fa lo sconto e ci regala anche un kiwi. L’appuntamento con Aram è alle 14.30. Eugeny ci aspetta chiedendoci cosa gli abbiamo portato oggi come sorpresa. Abbiamo cercato di fargli capire che se ci accontenta a scriver un po’ sul quaderno le lettere, noi gli diamo una ricompensa che gradirà.
Eugeny non è mai stato seguito e quindi non possiede una gran concentrazione. Quando si rende conto di non essere in grado di fare qualcosa dice “io non posso farlo”, ma se insistiamo e lo aiutiamo nell’impresa e scopre di poterci riuscire, ne va fiero e lo mostra a tutti gli amici. Oggi gli abbiamo portato un gioco con dei magneti al fine di costruire delle figure o delle lettere. Gli è piaciuto ma, in più di un caso abbiamo dovuto insistere perché finisse l’impresa cominciata. Dobbiamo aiutarlo a credere nelle sue capacità. Ha comunque un bel caratterino, infatti quando capisce che in borsa nascondiamo qualcosa di buono, lo chiede allo sfinimento. “mam, mosna banan?” Mamma posso la banana? Abbiamo capito che è anche un bambino generoso perché quando domanda qualcosa (es. Kinder sorpresa) lo fa anche per i suo amici del gruppo. Oggi ha giocato a rincorrersi in casa con Jora, un bimbo di 9 anni e constatiamo che Eugeny, ha un’agilità incredibile. Quando cade si rialza senza dire niente e sfiora gli ostacoli con destrezza. Dimostra un paio di anni in meno ma allo stesso tempo è ben proporzionato, ha un visino sveglio ed un sorrisetto che vien voglia di coprirlo di baci. L’istruttrice ci ha detto che, da aprile quando ci siamo conosciuti, il suo carattere è migliorato diventando più aperto e sereno in quanto consapevole di avere una prospettiva di vita nuova. Di fatti ha deciso di cominciare la scuola che l’anno prima aveva rifiutato.
Dall’istituto ce ne siamo andati con la consapevolezza che il lavoro che dovremo fare con lui sarà tanto, ma con la speranza che i progressi non tarderanno in quanto Eugeny, ha molte potenzialità. Deve credere un pochino di piu’ in se’ stesso.
mercoledì 19 novembre 2008
La frutta ... che passione !!!


Decidiamo di andare a fare un giro per comprare qualcosa per il piccolo e nel frattempo ci scappa anche un piccolo acquisto per Antonella. Per Eugeny, compriamo un quaderno, delle matite, dei pennarelli ed un ovetto Kinder. Alle 13 Aram ci attende in hotel. Partiamo alla volta dell’Istituto. Eugeny ci aspetta e quando ci vede sfoggia un sorriso con i suoi dentini a scacchiera. Subito, gli diciamo che da ieri è il nostro bambino e che di cognome si chiama Cortinovis. Aram gli chiede se è contento e lui risponde con il suo “da” (si). Subito gli mostriamo le nostre novità per lui e lo mettiamo al lavoro. Eugeny non ha molta concentrazione ma siamo riusciti a fare scrivere l’alfabeto fino alla lettera “g” facendoglielo anche ripetere. Abbiamo anche appurato che gli piace la frutta, infatti qui e’ considerata alla stregua di un dessert. Quando gli ho fatto vedere due mandarini e due banane che avevo portato per lui ha sgranato gli occhi e ha chiesto il permesso di mangiarli. Così è stato, e fra una lettera dell’alfabeto ed un pezzo di banana siamo riusciti anche a fargli fare un paio di disegni. Una volta ancora l’alfabeto e poi l’ovetto Kinder con l’orsetto, come sorpresa, da costruire. E’ stato incredibile l’entusiasmo con cui ha divorato i mandarini, quasi fossero dei tartufi d’Alba. E’ proprio vero, con lui dobbiamo colmare anni di vuoto che lo hanno privato delle soddisfazioni, dei piaceri che tutti noi, a distanza di tanti anni, riusciamo ancora a ricordare. E probabilmente il primo ovetto kinder mangiato all’età di 8 anni sarà uno dei tanti ricordi piacevoli che porterà con se ;-)))
L’ultima oretta in sua compagnia l’abbiamo trascorsa in cortile giocando a nasconderci e a rincorrerci. A lui piace molto, ed a noi pure perché quando lo prendiamo abbraccio e bacio sono assicurati. Al momento del saluto gli diciamo che domani torneremo a trovarlo e lui ci chiede di poter andare la mattina. (Ci vuole da lui il prima possibile). Noi però andremo nel pomeriggio. Fabio infatti durante una delle rincorse col piccolo ha fatto un volo e si è sporcato i pantaloni nella terra così, domattina, l’hotel ce li riconsegnerà lavati e stirati (9 euro). Il tardo pomeriggio lo trascorriamo riposando e leggendo per poi poter andare al Victoria a consumare la nostra tanto desiderata cena dato che il pranzo il più delle volte si salta.
martedì 18 novembre 2008
"Mission Impossible" conclusa

lunedì 17 novembre 2008
Udienza preliminare

Stamattina ci siamo svegliati sapendo che avremmo piantato un mattoncino consistente nella costruzione della storia della nostra famigliola. L’udienza preliminare che oggi avremmo avuto sarebbe stata determinante per la prosecuzione della favola o la sua interruzione. Proprio per questo motivo l’aria che si respirava era particolarmente tesa. Abbiamo fatto colazione con la nostra traduttrice Irina ed abbiamo approfittato di lei per esprimere al cameriere tutto cio’ che non ci piace del breakfast: abbiamo chiesto un porridge non con riso ma con avena (molto meglio!), abbiamo chiesto di non metterci il salame ed il burro sul pane per poterlo utilizzare con la marmellata e cosi’ via…. Dopo colazione, per ammazzare il tempo, abbiamo fatto un giro al mercato con Irina ed abbiamo acquistato un po’ di frutta, un incenso antistress per profumare un po’ la camera, del Kefir, bevanda che dovrebbe servire alla sottoscritta per permettere una regolare funzione fisiologica non ancora avvenuta (al contrario di Fabio!)
Arrivato mezzogiorno e trenta ci siamo incontrati con l’avvocato (Eugenia Alessandrova) per definire le ultime cose e prepararci sulle domande che il giudice (donna) ci avrebbe fatto. L’incontro e’ avvenuto al caffe’ Texas vicino al tribunale. Arrivate le due siamo entrati in aula e alla presenza dell’avvocato Eugenia, di Irina la traduttrice , della tutrice (quella della relazione di qualche giorno fa) della segretaria, e’ entrata il giudice, una signora sulla cinquantina, con sguardo di ghiaccio e voce fine ma determinata. Al suo arrivo ci siamo alzati in piedi ed e’ iniziato il suo interrogatorio. Io mi sono proposta di cominciare per prima (via il dente via il dolore!). In posizione eretta ho pronunciato il mio nome, cognome, data di nascita e provenienza ed ho risposto a tutte le domande cercando di guardarla sempre negli occhi e non facendo trasparire l’ansia che il suo sguardo incuteva. In realta’ mi sono offerta come prima pensando che avrebbe inizialmente posto le domande piu’ scontate e piu’ facili da rispondere , mentre avrei lasciato a Fabio, noto per la sua fantasia e loquacita’domande piu’ approfondite. Cosi’ e’ stato e Fabio si e’ dimostrato un grande. Ha risposto dando un tocco di personalita’ e con una sicurezza che pareva avesse gia’ adottato una squadra di calcio. Bravo Fabio!!! Dopo l’intervento dell’avvocato e della tutrice la seduta si e’ conclusa ed il giudice ha pronunciato le tanto sperate parole : l’udienza definitiva sara’ domani . Esiste pero’ un giallo. L’udienza di domani avverra’ solo se arriveranno gli ultimi due documenti che la nostra associazione avrebbe dovuto spedire oggi con un corriere destinazione Mosca. Abbiamo la certezza che a Mosca i documenti sono arrivati e sono stati apostillati ma devono arrivare a Stavropol dove siamo noi. Per quest’ultimo viaggio dei documenti (Mosca –Stavropol) si e’ preferito adottare un altro piano: saranno consegnati all’aeroporto ad un pendolare sconosciuto al quale verra’ chiesto di consegnarli all’aeroporto di Stavropol ad una persona chiamata Aram che lo aspettera’con un cartello. Oddio sembra di vivere una storia di 007! Quindi se per caso lo sconosciuto perde l’aereo o si fa i fatti suoi e non consegna i documenti, niente udienza!
Il tardo pomeriggio e’ proseguito con una visita ad Eugeny, perche’ anche Irina lo conoscesse. La sua faccina ed il suo sorrisino ci hanno donato un po’ di serenita’ in una giornata carica di tensione.
domenica 16 novembre 2008
L'unione fa la forza

Nei prossimi racconti parleremo di alcune regole d'oro per poter vivere un mese a Stavropol cercando di utilizzare al meglio il tempo. Quel tempo tanto maltrattato nella routine di ogni giorno.
Arrivati all'istituto c'era Eugeny lì ad aspettarci e subito si è catapultato come una saetta chiedendo la macchina fotografica. Questa volta però abbiamo preferito non dargliela per iniziare a fargli capire quelle poche regole elementari necessarie per impartire una educazione che dovrà necessariamente tener conto di anni di buio. Un buio che ci è stato descritto da una delle assistenti dell'istituto, con la quale abbiamo cercato di carpire qualche anedotto della sua vita passata. Purtroppo c'è ben poco da dire, sebbene vi sia stato un cambiamento dal nostro ultimo viaggno in Aprile. Infatti è come se fosse uscito da un tunnel, ha ripreso a giocare con i bambini, ha desiderato andare a scuola e si è reso più affettuoso con gli altri. Non c'è che dire, è un bambino di carattere, orgoglioso, ma che desidera far parte del "gruppo" in modo attivo. Dopo avergli dato la tanto sospirata macchina fotografica, si è messo nei panni di Oliviero Toscani facendo foto a chiunque, ma soprattutto agli amici del gruppo, come se fosse un direttore d'orchestra. Dispensava consigli sulle posture, mimica facciale per poi far vedere a tutti i frutti del suo lavoro.
Verso le 16:00 abbiamo lasciato l'istituto per andare in cerca di un paio di pantaloni che Fabio ha voluto acquistare per presentarsi domani davanti al giudice con un aspetto decoroso. In effetti è stato Aram a consigliarci di presenziare all'udienza nel rispetto delle rigide "regole" Russe: niente jeans, nessun pantalone a 5 tasche ;-) ma solo abiti scuri (in linea con il colore dominante di questa città). Alla fine la scelta è caduta su un paio di pantaloni sintetici a zampa di elefante - made in Tagikistan - che di notte se li sfreghi fanno anche le scintille !!!
Dobbiamo tornare perchè alle 20:30 arriverà Irina da Rostov. Chi è costei? E' la traduttrice che presenzierà all'audizione in tribunale. Una donna molto colta, simpatica, che parla perfettamente l'italiano. Insieme a lei, Aram e Sacha ci dirigiamo al Victoria per una cena in compagnia di cari amici.
sabato 15 novembre 2008
Coppa Stavropol


Anche oggi bella giornata di sole. La colazione in hotel ha subito una variante “tragica”. Abbiamo ordinato un porridge, tanto per provare. Che disastro!.... dopo due cucchiaiate l’abbiamo irrimediabilmente accantonato. Su Fabio il porridge ha avuto un effetto al quanto negativo. Arrivati all’internet point distante circa dieci minuti a piedi dal nostro hotel, e una volta seduti alla nostra postazione, Fabio ha cominciato ad avere un leggero mal di pancia, preludio ad effetti piu’ deleteri. Il mal di pancia si e’ andato pian piano ingigantendo quando con un balzo si e’ alzato in piedi lasciandomi come un’ebete davanti alla mia postazione e pagando alla cassa anche per me. Io non riuscivo ad uscire dalla mia posta di “Libero” e non volevo muovermi da li’ senza prima aver chiuso la mia mailing post, quando Fabio mi incitava a muovermi ho capito il motivo della sua fretta.
Beh! Dopo questa avventura la nostra giornata è proseguita da dilettanti genitori.
Eugeny ci ha accolti con il solito sorrisino ed abbiamo cominciato la giornata proponendogli di disegnare sullo schermo del computer attraverso Paint. Non ne aveva voglia e lo manifestava, ma poi per un po’ la sua attenzione e’ stata catturata dalla novita’. Il suo oggetto preferito, pero’ , e’ sempre la foto-apparat (che lui chiama fotoappaiat perche’ non pronuncia la “r”) e cioe’ la macchina fotografica. Si diverte a fare foto ovunque e poi le mostra a tutti. Anche il gioco del pallone per un po’ lo distrae ma poi la sua richiesta e’ sempre “fotoappaiat”. In realta’ il pomeriggio e’ trascorso con partita in cortile con gli altri ragazzi , e consegna finale delle magliette del Milan che abbiamo portato dall’Italia con stretta di mano di Fabio ad ognuno dopo ogni consegna. Una vera e propria premiazione da Coppa Stavropol!
Eugeny con Fabio ha un feeling particolare e questo mi fa felice, anche con me scherza ma oggi non ha voluto che andassi con lui a fare pipi’, in realta’ avevo capito che volesse entrare in casa a bere. Dopo il suo netto rifiuto (il primo) ho abbassato le orecchie e ho fatto dietro front. Pazienza, cerchero’ di farmi valere la prossima volta.
Concluso il nostro tempo all’orfanotrofio Aram e Sacha ci hanno accompagnato in hotel, a dire il vero prima di andare in Hotel, Fabio ha avuto un’altra idea strepitosa: chiedere ad Aram di tradurci il menu di un ristorante che conosceva. Cosi’ e’ stato, il ristorante era pieno alle quattro del pomeriggio, non una persona che sorridesse come di solito si fa davanti ad un buon piatto, abbiamo chiesto ai proprietari di mostrarci un menu ed Aram con una pazienza maniacale ci ha tradotto in italiano tutti gli ingredienti dei, circa, 50 piatti proposti. Aram e’ cosi’ quando fa una cosa la deve fare alla perfezione soprattutto se si tratta di traduzione. Dopo un’oretta trascorsa nel locale e dopo aver saputo che il locale era pieno per una festa post funerale, abbiamo congedato il prode Aram e siamo andati in camera a riposare.
Al ristorante, il Victoria, abbiamo ordinato dal menu in cirillico, con tanto orgoglio, e devo dire che abbiamo gustato piatti russi spendendo un prezzo ragionevole (9 Euro a testa – circa 300 Rubli). La serata si è conclusa con un bel dvd visto al computer e portato da casa: Notting Hill.