domenica 7 dicembre 2008

La Storia siamo noi

E così siamo arrivati al termine di questo capitolo della vita che abbiamo scritto insieme ad Eugeny. Si cali il sipario e si spengano le luci della ribalta, direbbe un regista. In queste settimane abbiamo messo in scena il teatro della nostra vita, un’opera che ha visto Eugeny al centro della ribalta e tutti noi attenti spettatori di una nuova vita che è appena fiorita.

Vi ringraziamo di cuore per le bellissime parole che avete scritto, un vero conforto nei momenti di solitudine e di difficoltà che inevitabilmente abbiamo vissuto. Il nostro augurio è che l’esperienza che avete condiviso attraverso i nostri racconti possa diventare un’utile testimonianza per tutte le coppie che decideranno di affrontare questa meravigliosa avventura che è l’adozione di bambini.

Quest’oggi si chiude il sipario anche del nostro blog.
Continueremo in privato a scrivere gli episodi più interessanti della vita di nostro figlio, con l’augurio che un giorno possa rivivere le emozioni che abbiamo provato fin dal primo giorno del nostro incontro. L’ultimo pensiero va a loro: Vova, Denis, Joric, Sacha, Maxim, Tania, Andreas e a tutti gli altri bambini di cui non ricordiamo i nomi. Si dice che se più persone sognano la stessa cosa, questo diventerà realtà. Il nostro sogno è vedere che il sipario si alzi anche per loro, si accendano le luci della ribalta ed entrino in scena i protagonisti: gli Angeli di Stavropol.

"La vita ha questo di strano, che se non vuoi accettare nient'altro che il meglio, molto spesso riesci a procurartelo”.

Questo video è dedicato a voi, Angeli di Stavropol

sabato 6 dicembre 2008

Finalmente a casa ;-)


Eugeny ha trascorso la notte molto agitato. Continuava a chiamare “Papa”, poi uno di noi lo coccolava e dopo un quarto d’ora riprendeva a chiamare. Finalmente, con le prime luci della mattina gli abbiamo concesso di dormire un pò con noi nel lettone. Dopo colazione, abbiamo portato le valigie alla reception ed abbiamo trascorso la mattinata al mercato di prodotti artigianali che si trova vicino al Gorky Park.

Per entrare al mercato si pagano 10 rubli a testa, ma ne vale certamente la pena perché i prodotti offerti in certe bancarelle sono veramente belli e pregiati. Oltre all’artigianato del posto, sono molte le bancarelle con cimeli militari ed altro genere di antiquariato. Ripresa la metropolitana, torniamo al centro commerciale vicino all’albergo per pranzare e poi attendiamo l’autista che ci venga a prendere per portarci in aeroporto. Per tutta la mattina Eugeny fa il gesto dell’aereo allargando le braccia e noi lo incitiamo con tifo da stadio dicendo “Italia, Italia” e lui ci fa il verso.

Alle 17,30 ora locale prendiamo l’aereo per Vienna. Eugeny è proprio bravo. Anche in aereo anche se ha sempre bisogno di attenzioni. La hostess gli permette di andare con il papà nella cabina pilotaggio, ma lui si intimidisce e non dice una parola al pilota, comunque manifesta tutto il suo compiacimento sorridendo “sotto i baffi”. Anche le due ore di attesa a Vienna, in aeroporto, trascorrono senza che il piccolo si lamenti molto. Sull’aereo per Vienna Eugeny, si distrae con i trasferelli, i pastelli ed altri giochini che la hostess gli regala.
Atterrati, l’emozione cresce, tanto che Eugeny, ha talmente tanta adrenalina che vuole trascinare una valigia, ma mentre la trascina saltella e finisce fra le gambe del papà provocandogli un bel ruzzolone. La polizia dice che non serve espletare nessuna pratica, ma che ci penserà la Questura quindi raggiungiamo l’uscita dove ci aspetta il parentado e non solo.

Le porte si aprono e, appena Eugeny appare ecco un fragore di battiti di mani ed urla. Fra le lacrime di commozione salutiamo le dolcissime nonna Rita e nonna Anna, gli eccitati nonno Pinuccio e nonno Mario, zia Laura già in lacrime con il cartellone di benvenuto scritto in cirillico, la mitica, immancabile Pinuccia e i graditissimi amici Rosanna e Massimo con Stefania. Lui, Eugeny, sorride e si compiace per un tale benvenuto ma non dice una parola. Quando però vede il furgone dell’oratorio, prestato per l’occasione, fa sentire la sua vocina chiedendo se è la macchina del papà. Arrivati a casa, con il giardino illuminato a Natale ed i palloncini appesi, sia fuori che dentro, non sa più come trattenere l’entusiasmo.

Entriamo tutti in casa per assaporare gli stessi suoi momenti di meraviglia e quando, sbarrando gli occhi, vede la sua cameretta col computer la gioia arriva alle stelle. Salutati tutti, è difficile indurlo a lavarsi i dentini e mettersi il pigiamino ma la stanchezza è talmente tanta che, una volta nel letto, ed assicuratosi che la porta non venga chiusa, si addormenta nel suo nuovo lettino della sua nuova casa, attorniato dall’Amore dei suoi nuovi genitori e parenti. E questa non è la fine, ma solo un NUOVO inizio!

venerdì 5 dicembre 2008

Semaforo verde dall'ambasciata


















Stamattina decidiamo di attendere che Eugeny si svegli da solo sopraffatto dai nostri rumori (intenzionali) e dalla luce proveniente dalle tende che opportunamente apriamo. E così pare un po’ più di buon umore. Dopo la colazione usciamo per dirigerci ancora verso il centro. Stamattina l’intenzione è quella di visitare il Cremlino. Stiamo per acquistare il biglietto quando suona il telefono. E’ Giulia che ci dice che ha ritirato tutti i documenti dall’Ambasciata e che tutto è ok per il rientro, ma ce li deve consegnare alle 14 in hotel. La visita al Cremlino quindi è limitata all’area esterna. Acquistiamo dunque il biglietto che ci permette di visitare l’interno delle mura della Fortezza, ma non entriamo in nessun edificio. Lo spettacolo è comunque bello e ci riserviamo di approfondire la visita in un futuro viaggio. Consumiamo il pranzo nel centro commerciale e poi, ormai esperti, prendiamo la metropolitana per il ritorno in albergo.
Qui, nella hall, troviamo Giulia che ci spiega tutto ciò che dovremo presentare alla dogana in Italia. Nel frattempo facciamo la conoscenza di un altro papà che rientra, con moglie e figli adottivi al seguito, dalla Siberia. Dopo i saluti a Giulia, andiamo in camera per dare la possibilità ad Eugeny di riposare un po’. Nel frattempo l’eccitazione per il viaggio di domani sale ed Eugeny pare felice ed impaziente delle novità. Lo dimostra saltellando e cantando. In camera gli concediamo di vedere, dal palmare, le immagini girate in Aprile del nostro incontro con lui e sorridendo, dice il nome di tutti i suoi amici e si ammira come attore cinematografico.
Dopo un po’ gli diciamo di scriverci almeno le prime 4 letterine dell’alfabeto, ma lui ci risponde sempre “zaftra” (domani) e fa i capricci. A questo punto fingiamo di arrabbiarci e di non dargli più retta e lui prende il quaderno e scrive per dieci volte tutte le letterine e poi, orgoglioso, va dal papà e gliele mostra. A questo punto Fabio si meraviglia per il buon lavoro e gli concede di giocare col computer. Abbiamo notato che ogni volta che non ottiene ciò che vuole o si offende per qualcosa che gli abbiamo detto, reagisce nascondendosi sotto il letto oppure sotto la scrivania.
Nel tardo pomeriggio usciamo per fare un giro. Visitiamo il mercato rionale coperto con coloratissime bancarelle di frutta, carne, formaggi, sottaceti, spezie. E poi andiamo al centro commerciale per poi consumare la nostra cena. Qui, sentendoci parlare in italiano, ci ferma un ragazzo di Roma e con lui scambiamo una buona mezz’ora di chiacchere. Noi gli raccontiamo la nostra storia e lui ci racconta che si è trasferito qui a Mosca da cinque mesi perché ha la fidanzata del posto, ma non si trova un granchè bene. Infatti ci dice che trovare il lavoro è impossibile se non si ha un certo visto ( quello che si compra!) e le paghe sono miserrime. Ha molta nostalgia dell’Italia e dice che qui la gente è chiusa e non sorride mai. Dopo averlo salutato andiamo ancora da T.G.I.Friday’s per la cena e brindiamo al nostro ritorno in Italia. Per Eugeny sarà una pagina importante della sua vita e noi attendiamo il momento di farlo conoscere ai nostri parenti ed ai nostri amici. Sogni d’oro piccolino!

giovedì 4 dicembre 2008

Turisti per caso



Eugeny comincia ad abituarsi ai nostri orari. Se, in istituto il suo risveglio era previsto per le 6, ora le 9 non bastano più. Il problema è che in questo hotel la colazione è fino alle 10, quindi stamattina dobbiamo litigare con lui perché si svegli. Dopo un po’ di capricci, sedati con qualche sgridata e privazione, siamo riusciti a trascinarlo a fare colazione. Nella sala ristorante ci fa piacere incontrare almeno 6 coppie, tutte spagnole, con altrettanti figli adottivi, In realtà questo albergo, molto bello, è adiacente alla chiesa di S.Danilo ed è utilizzato dai alcuni preti ortodossi come alloggio (beati loro!). Una nota dolente, però, c’è. Al momento del pagamento abbiamo scoperto che, pagando con Visa, vengono addebitate commissioni del 10%. Pura ladrata, e Fabio non si astiene dal farlo presente!
Noi, in questi giorni siamo a Mosca perché Giulia, la referente della nostra associazione, possa espletare le pratiche con l’ambasciata iltaliana, per permettere l’entrata di Eugeny in Italia ed in effetti, nel pomeriggio, Giulia ci chiama per dirci che tutto è stato fatto ed ora si attende la risposta dall’ ambasciata italiana.
Noi, nel frattempo, non perdiamo tempo e cerchiamo di visitare questa città, all’apparenza tanto bella ed interessante. Dopo almeno un quarto d’ora di “defaillance” per cercare di capire come è organizzata la rete metropolitana, ci dirigiamo verso il centro cioè la Piazza Rossa. Qui lo spettacolo è veramente disarmante. Intanto tutto è reso ancora più colorato ed affascinante dai numerosi alberi di Natale scintillanti e dai mercatini che vendono prodotti artigianali tipici. La Piazza Rossa è da sempre il palcoscenico sul quale i governanti del Cremlino hanno tenuto i loro discorsi ed organizzato le cerimonie ed i festeggiamenti ufficiali, è chiusa al traffico ed è una vera emozione percorrere a piedi ques’area acciotolata di 400 metri di lunghezza e 150 di larghezza. Di notte l’atmosfera è particolarmente affascinante perché la piazza è sontuosamente illuminata. Il lato meridionale della piazza è dominato dall’edificio che, più di ogni altro, simboleggia la Russia: la Cattedrale di S.Basilio. Nessuna fotografia o descrizione riuscirà mai a trasmettere il fascino che emanano i colori e le forme di questa cattedrale. Sul lato ovest della Piazza Rossa si erge, racchiuso da alte mura, il Cremlino il quale riflette lo splendore e la potenza dei suoi governanti. Domani abbiamo intenzione di visitarlo all’interno. Un’occhiata l’abbiamo data anche al GUM e cioè il Grande Magazzino di Stato. Un tempo era il simbolo dei mali dell’economia sovietica con articoli di bassa qualità, dopo la perestroika invece è un centro commerciale vivace e luminoso con oltre mille negozi eleganti. Il pranzo lo consumiamo in un caffè al di fuori il centro commerciale e poi riprendiamo il nostro giro.
Con grande stupore, constatiamo che Eugeny è un gran camminatore e noi, forse ne approfittiamo un pochino. Verso le 16 del pomeriggio prendiamo la metropolitana che ci porta all’albergo, però gli concediamo una bella cioccolata in uno dei bar del centro commerciale vicino all’hotel. Non si contano i centri commericiali qui a Mosca e tutti veramente belli, ben illuminati e addobbati con grandi alberi di Natale.
Dopo una pausa di un paio d’ore in hotel usciamo nuovamente (accompagnati da nuove proteste del piccolo) per consumare la cena da T.G Friday’s, tipico locale americano, situato nel centro commerciale vicino all’albergo. Qui Eugeny sceglie un bel piatto di spaghetti e noi gli insegniamo ad avvolgerli sulla forchetta. La fase di “italianizzazione” sta cominciando. Tornati in albergo, come ogni sera, bagno o doccia col papà, dato che della mamma ha ancora un po’ vergogna, e poi un bell’abbraccio ed un bel bacio per augurarci la buonanotte…uno dei momenti più teneri.

mercoledì 3 dicembre 2008

Panico in volo

















Stamattina sveglia alle 6.30 per poterci preparare all’appuntamento con Aram e Sacha previsto per le 8. Ultima colazione (neanche il tè è buono!) in hotel e abbiamo anche il tempo di salutare la nostra prima camera a tre per essere in tempo all’arrivo dei nostri accompagnatori. Aram ci illustra, a uno a uno, tutti i documenti che dobbiamo consegnare a Giulia a Mosca. Alle 8 e un quarto, carichiamo tutto in macchina e… via destinazione aeroporto di Mineralny Vody. Durante la strada apprezziamo il paesaggio dapprima stepposo e poi un po’ più verde avvicinandosi alle montagne. Il viaggio dura cira 2 ore e tre quarti, quindi verso le 11 arriviamo all’aeroporto. Visto da lontano l’aeroporto sembra moderno, ma avvicinandoci ci accorgiamo che è in costruzione, noi partiamo dal terminal vecchio e decadente. Qui espletiamo le pratiche di invio bagagli e ci presentiamo al check in dove io e Fabio dobbiamo togliere tutto ciò che di superfluo indossiamo (giaccone, scarpe, cintura, orologio).

Salutiamo Sacha e Aram (anche qui la lacrimuccia non manca!) e attendiamo poco nella sala d’aspetto. Intanto il piccolo si guarda intorno ed è eccitato ma comunque un po’ nostalgico. Anzi, durante il percorso in macchina lo abbiamo assecondato nella richiesta di telefonare al suo amico Maxim. E’ stato contento, gli ha chiesto come stava ed anche lui ha detto che sta bene. Il problema è che ora lo vuole richiamare nuovamente. In aereo siamo tutti e tre vicini ed, ovviamente, Eugeny è vicino al finestrino. Cerchiamo di infondergli un po’ di sicurezza ed entusiasmo, lui è felice ma, spesso diventa serio e pensieroso. Noi assecondiamo la sua malinconia e lo accarezziamo per fargli capire che non è solo. Ed ora arriva il bello….. per così dire.

Io sono seduta in centro e Fabio vicino al corridoio. Oltre il corridoio si siedono due individui di nazionalità russa che bevono una bottiglia di vodka. Il più giovane ha circa 25 anni ed è un tipo alto e massiccio. Ha i capelli biondi e rasati nella parte posteriore, gli occhi blu sono infossati e segnati da profonde occhiaie scure, gli zigomi prominenti e piuttosto scavato in viso, sulle braccia due vistosi tatuaggi rappresentanti due draghi.Quando la hostess ci porta da mangiare, lui si rivolge a Fabio e gli dà la sua porzione di torta da dare ad Eugeny, Fabio ringrazia (visto il tipo), ma sicuramente la torta è superflua visto che Eugeny non mangia neanche la sua porzione. Dopo un attimo Fabio è richiamato dallo stesso ragazzo per ricevere la porzione di torta del suo compagno di viaggio. Fabio tenta di dire che è troppo, ma lui lo fulmina con un’occhiata e allora la soluzione è accettare nuovamente il dolce (che sicuramente restituiremo alla hostess!). Dopo circa un quarto d’ora Fabio è chiamato ancora dal ragazzo perché gli vuole mostrare il cellulare e fargli ascoltare delle musiche. Fabio ascolta un po’, ma lui insiste di proseguire ad ascoltarla. Si tratta di musica metallara. Fabio finge di apprezzare ma si agita un pochino senza darlo a vedere anche perché il tipo non gli mette certo tranquillità. Un pò imbarazzato, Fabio, cerca di sfilarsi le cuffiette, ringraziare, e chiudere la conversazione, ma improvvisamente lui gli mostra le immagini di un combattimento ed, insieme a questo, immagini assolutamente macabre di morti ammazzati e mutilati. Il ragazzo indica sé stesso e Fabio, bianco in volto, cerca di chiedergli se li ha uccisi lui, e lui annuisce. A questo punto Fabio tenta di restituirgli il cellulare, ma lui insiste perché Fabio veda tutto nei minimi particolari. Io, a questo punto esorto Fabio a lasciarlo perdere, ma lui si rivolge a me dicendomi: “Anto devo dargli retta, altrimenti questo mi ammazza!” Io comincio ad agitarmi, ma allo stesso tempo non trattengo le risa per la situazione (o forse per il panico). Restituito il cellulare, Fabio cerca di essere gentile, anche se timoroso, e comincia una conversazione.

Un viaggiatore russo seduto davanti, che inizialmente scuoteva il capo perché aveva compreso, si presta a fare da traduttore fra russo ed inglese. Il ragazzo dice che si chiama Sergeij e che ha fatto parte dei Servizi Segreti ed ha combattuto in Cecenia. I morti delle immagini li ha uccisi lui e poi ha ripreso con la telecamera le macabre oscenità della mattanza. A questo punto Fabio cerca di fargli capire che vuole chiudere la conversazione , anche perché sta sudando dalla paura, ma lui non gli permette di studiare chiedendogli di cosa parla ciò che sta leggendo. Fabio cerca di fargli capire che sono i suoi appunti di studio (lui pare interessato e li sfoglia) e mi dice ”se non me li restituisce sono finito”. Quando decide di restituirli, chiede come si chiama il piccolo e vuole che gli si sieda vicino. Io mi rivolgo verso Eugeny e gli sbarro gli occhi per fargli capire di non dargli retta, ma ad un certo punto chiede di poterlo prendere e far sedere vicino a sé. Fortunatamente siamo nella fase di atterraggio e le cinture non possono essere staccate. Segeij gli dice di andare lì lo stesso, ma Fabio tenta di rispondere con un timido “No”. Una volta giunti sulla pista di atterraggio il ragazzo si alza e vuole dare la mano al piccolo, ma siccome Eugeny è titubante, gli punta gli occhi addosso e gli allunga il braccio per dargli la mano, per farlo il braccio mi passa ad un dito dal volto e sento l’odore di fumo e alcool nauseante. Fortunatamente tutto finisce e, quando scendiamo dall’aereo cerchiamo di girargli al largo anche sul pulmino che raggiunge il ritiro bagagli. Una signora, che ha assistito alla scena, ci dà conferma che il ragazzo, avendo combattuto, è un po’ squilibrato, di non dargli retta(ma questo l’avevamo capito anche noi!).

L’esperienza si conclude e per qualche minuto portiamo le conseguenze dovute ad un po’ di scarico di tensione.
Ritirati i bagagli, all’uscita ci aspetta Evghenij per portarci, prima ad incontrare Giulia per consegnarle i documenti, e poi per accompagnarci in albergo. Il tragitto prevede di passare per il centro. Mosca è molto bella ed in questo periodo è particolarmente sfavillante. Gli alberi di Natale alti e luccicanti non si contano e sono posti in ogni maestosa piazza fra cui la Piazza Rossa, da dove si affaccia il Cremlino e la magnifica e colorata chiesa di S. Basilio.

Questa sera si chiude in bellezza: Eugeny per la prima volta si mette a cantare prima di addormentarsi.

martedì 2 dicembre 2008

E' sparito il passaporto....




Anche oggi il piccolo ci salta nel lettone…abitudine che cercheremo di fargli perdere a casa. Alle 10 ci troviamo con Sacha ed Aram che ci portano a vedere un bel tempio ortodosso in una radura con stagno nel quale sgorga acqua santa. La particolarità è che questo stagno, in inverno, non gela mai proprio perché trattasi di acqua benedetta…. (così dicono)

Dopo la piccola gita al tempio il programma prevede di andare in un grande parco, ma improvvisamente Fabio si accorge di non avere con sé il passaporto con soldi annessi. Un po’ preoccupati, ci facciamo accompagnare in albergo, ma purtroppo anche lì del passaporto non c’è traccia. Allora ci viene in mente che potremmo averlo lasciato al ristorante ieri sera quindi ci facciamo accompagnare lì. Inizialmente la cameriera dice che non ha trovato nulla, ma poi chiama la collega del turno di ieri e ci conferma che passaporto e soldi sono stati trovati dal fratello che era lì a cena. Dopo un’attesa di circa un’ora la ragazza ci raggiunge al ristorante e ce lo consegna, ovviamente si è meritata una copiosa mancia.

Un’attesa durante la quale Aram, oltre a raccontare le traduzioni che dovrà fare questa notte, riceve una telefonata da un cliente armeno stile “più lontano sei, maggiore deve essere il tono di voce per farti sentire”. Quest’uomo non finisce di stupirci: nel suo cellulare non memorizza alcun numero perché se li ricorda tutti a memoria (la prova l’abbiamo fatta con i nostri due numeri … preciso come un orologio svizzero). Lui e suo figlio conoscono tutte le capitali del mondo e quando dico tutte sono davvero TUTTE. Aram parla perfettamente russo, armeno, inglese, italiano, e georgiano, e discretamente lo spagnolo, il turco ed il greco. Ma la cosa sorprendente ed incredibile è che conosce ben 5, ripeto 5 alfabeti distinti !!!!!!
Consumiamo il pranzo lì e poi ci facciamo accompagnare in albergo dove ci riposiamo un po’ anche se il piccolino non c’è verso di farlo calmare sempre un po’ sovraeccitato.

Nel frattempo approfittiamo per fare le valigie dato che domani partiamo per Mosca e l’appuntamento è alle 8 della mattina. Eugeny vede che mettiamo le nostre cose nelle valigie e si sincera che ci siano anche i suoi vestiti…ha paura di essere lasciato qui! Verso le 16 usciamo per andare alla Galleria, dove, all’ultimo piano c’è un cinema multisala. Il cartone animato che vogliamo vedere comincia alle 17. La sala contiene 100 persone e i paganti sono sei fra cui noi tre. Il cartone tratta di una bimba a cui muoiono i genitori e deve essere portata in un orfanotrofio, ma per la strada tre briganti la rapinano, perché è una ereditiera ma, allo stesso tempo fanno la sua fortuna perché si affezionano a lei e le evitano l’istituto diretto da una arcigna istitutrice. La bimba però scappa, raggiunge lei stessa, per caso, l’istituto e libera tutti i bimbi dalle grinfie della direttrice. Incredibile, quando si dice coincidenza! Qualcuno conosce il titolo della versione in italiano (Eng: The three robbers).

La sera al solito ristorante salutiamo la nostra cameriera di fiducia dicendole (a gesti) che domani partiamo per Mosca, lei ci abbraccia e ci dice “Da svidanjia”…chissà! Per ora siamo contenti di partire, forse un giorno avremo un po’ di nostalgia di Stavropol.

Buonanotte Tempesta!




Anche stamattina Eugeny si risveglia prima di noi, dai suoi versetti e sospiri capiamo che è sveglio e ci guarda. Dopo essere andato da solo in bagno torna nel suo lettino e, ad un nostro cenno corre nel lettone con noi. Uno spasso! Non si contano le coccole che ci facciamo a vicenda tutti e tre. Dopo colazione ci dirigiamo verso il centro di Stavropol, come al solito entriamo in qualche negozio, e poi andiamo al piano inferiore del centro commerciale dove facciamo sperimentare al piccolo l’ebrezza della sala giochi. Purtroppo di giochi funzionanti ce ne sono pochi e fra quei pochi la maggior parte si “inghiotte” il gettone senza poi funzionare, comunque qualche giro in moto e sulla macchina da rally riesce a farlo ed a divertirsi. E’ strano come inzialmente sia intimorito dalla novità fino ad arrivare a rifiutarla, ma dopo averla provata, non vuole più lasciarla.
La mattinata trascorre anche con un bel giro nel parco a giocare a rincorrerci e poi a pranzo in un nuovo locale chiamato “Dolce Pizza” a gustare una discreta pizza. Alle 2pm ci raggiungono Sacha ed Aram in centro e con loro andiamo in un nuovo centro commerciale ad acquistare qualche presentino. La commessa parla continuamente volgendosi a me in russo ed io le sorrido ed annuisco. Quando rivolgendosi ad Aram dice: “ è la prima russa sposata ad un italiano che si è dimenticata la sua lingua” finalmente le facciamo capire che siamo, per così dire ,“turisti” italiani.
Tornati in camera ci riposiamo un po’ sul letto e quando diciamo ad Eugeny che è ora di fare i compiti, arrivano i primi capricci e con essi i primi scontri. Si nasconde sotto il tavolino e noi gli facciamo capire che se non decide di ascoltarci gli togliamo tutti i giochi (fra cui anche il cubo di Rubik comprato oggi). Quando decide di ascoltarci si mette con Fabio a fare un po’ di compiti ed a giocare con le letterine. Ma poi si stanca facilmente ed arriva ancora uno scontro. Fabio è bravo ad essere inflessibile ed a fargli capire che deve ascoltare ciò che gli diciamo. Anche a cena ci sfida giocando con il coltello, bevendo dalla bottiglia dell’acqua e tentando di bere la nostra birra. Anche in questo caso lo scontro è inevitabile. Eugeny è anche molto orgoglioso e si offende facilmente. Cerchiamo di essere inflessibili ma poi ovviamente ci dispiace…è un’altalena di emozioni e stati d’animo contrastanti. Dopo cena Fabio gli fa fare la doccia (di me ha ancora vergogna!) e poi si mette il pigiamino e si infila a letto. Fortunatamente il round della terza giornata finisce con un forte abbraccio ed un bel bacio a mamma e papà. Buonanotte Tempesta!